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LA GIUSTIZIATRICE
Da quando il ministero della giustizia è stato assegnato a una rappresentante del partito della supremazia femminile, le norme nei confronti dei detenuti rinchiusi nelle carceri statali sono diventate molto più severe. In particolare è stato inserito il cosiddetto codice C.C. (Castrazione Consigliata). E la sigla che la giudice appone in calce alle sentenza di condanna per reati di violenza, di stupro o di delitti particolarmente efferati. Non si tratta di una disposizione tassativa ma di un consiglio, un suggerimento che viene dato in considerazione della pericolosità del soggetto e che non viene comunicato a nessuno, nemmeno al diretto interessato. La decisione definitiva, lultima parola, spetta alla direttrice del carcere. Ogni volta che viene portato in prigione un detenuto, le viene segretamente comunicato dal ministero se si tratta di un C.C. In questo caso provvede a metterlo sotto osservazione e a controllare i suoi comportamenti. Se si accorge che sta facendo progressi, che si è ravveduto e si comporta bene, ignora lindicazione e la trasforma da C.C. in C.A. (Castrazione Annullata). Ma se constata leffettiva pericolosità del soggetto, invia a me il fascicolo del detenuto. Nel carcere io ho il ruolo di giustiziatrice, ma i detenuti ignorano il significato di quella parola. Dato che ho labitudine di girare con un camice bianco, pensano che sia un medico o uninfermiera, ma nessuno sa che nel mio ambulatorio si pratica un unico tipo di terapia. Appena mi arriva il fascicolo di un C.C., faccio trasferire il prigioniero nella cella dattesa vicino al mio ambulatorio. Ufficialmente è considerato un locale destinato ai detenuti in transito verso altre destinazioni, ma in realtà è lanticamera della castrazione, che io pratico con metodi personali. La direttrice sa benissimo che non seguo le norme ministeriali, ma condivide la mia impostazione. In altre carceri le castrazioni avvengono seguendo il procedimento previsto dalla legge: il detenuto viene informato della condanna e preparato alloperazione attraverso una serie di colloqui psicologici; quindi viene legato su un lettino e, in presenza di suoi familiari o del suo avvocato, gli viene praticata una iniezione anestetizzante nei testicoli, che sono poi asportati in modo completamente indolore. Io ho abolito tutto questo. Nessun preavviso, nessun colloquio e nessun testimone. Lunica volta che ho seguito le norme è stata quando abbiamo avuto una visita ispettiva della commissione per il rispetto dei diritti maschili. In quel caso sono stata obbligata a comunicare limminente castrazione al detenuto, un poveretto che non ha fatto che piangere, dal momento in cui ha ricevuto la notizia a quello in cui è stato messo sul lettino con le braccia e le gambe saldamente bloccate. Davanti alla commissione ho provveduto ad iniettargli la dose di anestetico nei testicoli e ad evirarlo nel pieno rispetto delle norme. Ma io non credo che un maschio soffra di meno a essere castrato in quel modo rispetto a quello che adotto io. Anzi, sono convinta che i miei sistemi, in apparenza sadici e brutali, sono molto più umani. Quando faccio portare un detenuto nella cella dattesa non sa assolutamente cosa sta per succedergli. Nei giorni che precedono loperazione gli faccio legare mani e piedi, ufficialmente per motivi di sicurezza, ma in realtà perché voglio evitare che possa masturbarsi. Voglio che arrivi al momento della castrazione dopo un periodo di forzata astinenza, pieno di sperma fino agli occhi. Appena entra nellambulatorio, chiudo la porta a chiave, mi siedo davanti a lui accavallando le gambe e lasciando che il camice si apra, in modo che possa godersi tutto il panorama. Gli dico che sarà sottoposto a una visita medica prima del trasferimento e gli faccio capire che se si comporterà bene potrà godersi un momento speciale con me, prima di partire per un altro penitenziario. Poi mi sfilo il camice, mi sdraio sul lettino a gambe aperte, gli ordino di svestirsi, di mettersi in piedi davanti a me e di masturbarsi. In un attimo il maschio si spoglia ed esibisce con orgoglio il cazzo reso ancor più duro dalla lunga privazione a cui è stato sottoposto. Le palle sono gonfie, sollevate verso il ventre. Tutto lapparato genitale è congestionato e pieno di seme pronto a schizzare fuori. Dopo il periodo di forzata astinenza, ho calcolato che nessun uccello riesce a resistere più di due minuti. Alcuni sborrano addirittura dopo pochi secondi. Mi fanno impazzire quei cazzi che non riescono a trattenersi e spruzzano sperma come grosse fontane. A volte li faccio stare lontani dal lettino e lascio che gli spruzzi di seme cadano sul pavimento, altre volte li lascio avvicinare e mi godo gli spruzzi che mi arrivano sulle cosce, sulla pancia, sulla figa. Dopo che si sono svuotati una prima volta, faccio in modo che i prigionieri possano rianimare gli uccelli annusando e leccando la figa. Io ho una figa molto pelosa e la lascio incolta perché so che questo genere di spettacolo risulta particolarmente gradito a quei maschi un po selvaggi. La seconda eiaculazione è più lenta e me la posso godere con calma. Qualcuno lo lascio entrare nella figa, altri li faccio partire con la bocca o con le mani, a qualcuno concedo perfino il privilegio del secondo canale. Nessuno sa che sta per essere castrato e tutti si godono ignari le ultime sborrate. Li faccio eiaculare a più riprese, in modo da svuotarli completamente e li castro allimprovviso. Non do loro il tempo di capire che cosa sta succedendo. Di solito castro stando seduta sulla pancia dei prigionieri, in modo da impedire la visuale verso il basso e da tenerli meglio bloccati. Con un colpo netto di rasoio apro lo scroto a metà e spingendo con forza verso il basso faccio sgusciare fuori i testicoli, che recido immediatamente. Cerco di essere rapida, non voglio farli soffrire più del necessario. Lurlo di terrore è sempre tardivo ed è il segnale per le mie assistenti che aprono dallesterno la porta, suturano le ferite e prendono in consegna il condannato per il trasferimento. Mentre si svolgono queste operazioni, prendo la cartellina del detenuto e modifico la sigla C.C. in C.E. (Castrazione Effettuata). Affido il documento ad una delle assistenti e ordino di caricare immediatamente il prigioniero sul furgone dei trasporti, evitando che possa parlare con altre persone allinterno del carcere. Il trasferimento avviene verso un penitenziario molto lontano, riservato ai prigionieri evirati e utilizzati per lavori socialmente utili. Ho avuto modo di visitare diverse volte questi penitenziari speciali. In effetti si respira unaria diversa dalle normali prigioni. I maschi castrati perdono rapidamente la loro aggressività, diventano docili e tranquilli e si impegnano con profitto nelle attività lavorative. Ricordo che in uno di questi penitenziari i detenuti castrati erano addetti ai lavori agricoli della fattoria associata al carcere. Una fattoria modello, dove tutto era coltivato, curato e ordinato e dove in quei giorni si stava volgendo la vendemmia. Osservando la serenità dellambiente e latteggiamento laborioso e collaborativo di uomini che in passato si erano macchiati di omicidi o di altri reati molto gravi, mi resi conto dellimportanza del mio lavoro e dei benefici effetti che aveva avuto lasportazione delle ghiandole maschili. Mentre passavo tra i filari riconoscevo alcuni che avevo castrato con le mie mani, ma notavo che questi non mi rivolgevano sguardi dodio, anzi mi sorridevano e sembravano mostrarmi addirittura gratitudine e riconoscenza per quello che avevo fatto loro, o forse per il modo in cui lo avevo fatto. Ho parlato con alcuni dei prigionieri e ho notato che quelli che avevo castrato io erano molto più sereni. Almeno me la sono goduta, quel giorno mi dicevano. Gli altri invece si rattristavano quando pensavano a quel momento. E stato terribile. mi ha detto uno Ero steso su una barella, le gambe e le braccia legate. Mia moglie era lì vicino e mi teneva per mano. Dovete proprio togliergli i testicoli? Non potete lasciarglieli? Tanto ormai è in prigione continuava a chiedere. No, signora. rispondeva inflessibile la dottoressa Non possiamo lasciarglieli. Suo marito si è macchiato di reati molto gravi e in questi casi lunica soluzione radicale del problema è la castrazione. Quando uscirà sarà un uomo completamente diverso. Vedrà che sarete contenti tutti e due. Il mio avvocato mi incoraggiava dicendo che si stava ancora aspettando lesito di un ricorso. Abbiamo atteso un paio dore, poi è arrivata la risposta negativa. Mia moglie ha chiesto se potevamo avere ancora un rapporto, ma ci è stata negata la possibilità. La dottoressa mi ha fatto una puntura nei testicoli e non ho più sentito niente. Mia moglie piangeva mentre mi toglievano i testicoli. Mi hanno castrato in maniera scientifica, indolore, ma per me è stato terribile. Se mi ero meritato quella condanna, avrei preferito mille volte che mi prendessero di sorpresa, senza nessun testimone, mi rovesciassero in terra e mi tagliassero i coglioni come fanno con gli animali. Mentre mi stava raccontando queste cose con le lacrime agli occhi, si è avvicinato un altro prigioniero. Lo avevo castrato da poco tempo e avevo ancora in mente i poderosi schizzi di sperma del suo grosso uccello. Dottoressa, - mi ha detto salutandomi e baciandomi le mani con la quali lo avevo evirato non so se mi meritavo una punizione così severa, ma se era necessario fare quella operazione sono contento che me labbia fatta lei. Ero stata inviata in quel penitenziario per giustiziare il capo dei sorveglianti che aveva ripetutamente abusato di uno dei prigionieri. Era uno di quelli che avevo castrato io e lo ricordavo per la eiaculazione leggera e per la difficoltà nel penetrarmi. Mi raccontò come fosse stato ripetutamente sodomizzato con estrema violenza; il fatto che i miei castrati fossero trattati in quel modo fece crescere dentro di me una grande irritazione. Gli dissi di raggiungermi al termine del lavoro nella sala situata presso lingresso del carcere e convocai lì altri quattro prigionieri, scegliendoli tra quelli a cui avevo asportato i testicoli con le mie mani. Appena arrivarono spiegai loro che cosa avrebbero dovuto fare. Poi mandai a chiamare il capo dei sorveglianti. Data la gravità del caso avevo deciso di procedere con sistemi diversi da quelli che praticavo di solito e di castrarlo con le tenaglie, uno strumento che si utilizza di solito con gli animali di grossa taglia come gli stalloni, i tori, i montoni. In pratica si serrano le ganasce intorno ai cordoni dove passano condotti sanguigni e spermatici, si stringe con forza interrompendo definitivamente il collegamento dei testicoli con il resto del corpo. In quel modo le ghiandole non sono più irrorate, perdono la loro funzionalità e si atrofizzano. Quando luomo arrivò, gli mostrai la mia tessera di giustiziatrice e lo informai che sarebbe stato castrato immediatamente, senza possibilità di presentare ricorso. Ti sei comportato come un animale e sarai castrato come un animale! gli dissi. Di fronte al suo sbalordimento, estrassi dalla borsa le tenaglie e ordinai agli eunuchi che avevo convocato di spogliarlo e sistemarlo a terra con le gambe ben divaricate. Resosi conto della situazione, luomo si lanciò verso luscita, ma subito i prigionieri gli furono addosso. Era un uomo grande e grosso e per un attimo temetti che non sarebbero riusciti a immobilizzarlo, ma quando vidi la determinazione con cui si battevano capii che per lui non ci sarebbe stato scampo. Mi accesi una sigaretta aspettando lesito della battaglia furiosa che si scatenò dentro il salone e che si protrasse per una ventina di minuti, ma alla fine lenergumeno si trovò completamente nudo e inchiodato sul pavimento con le gambe ben divaricate. Due detenuti gli bloccavano le gambe e altri due agivano sulle braccia e sul torace, mentre il quinto, proprio quello che era stato violentato, teneva sollevato luccello in modo che potessi inserire le tenaglie al punto giusto. Aveva un uccello enorme, che mi fece pensare alla sofferenza che poteva aver procurato quellarnese al povero prigioniero di cui aveva abusato, e anche le palle erano di dimensioni superiori alla norma. Per un attimo ebbi il desiderio di sentire quel cazzo enorme dentro di me e di concedere unultima sborrata a quelle palle animalesche. Se fossimo stati nel mio ambulatorio lo avrei svuotato fino allultima goccia, ma in quel momento ero decisa a dare una lezione esemplare e mi concentrai sul lavoro. Impugnando le tenaglie, mi infilai in piedi tra le cosce spalancate delluomo e sollevai la gonna in modo che potesse vedere la mia bella figa pelosa. Perché fai il violento con i prigionieri? lo provocai Non ti piace la figa? Sì, mi piace la figa la sua è bellissima balbettò cercando di entrare nella mie grazie. Sì, è bellissima. E guarda come ti avrebbe ricevuto dentro. continuai allargando con le dita le labbra della vulva. Se vuole posso metterlo dentro. Anche subito la prego, mi faccia provare forse sarà contenta di me No, no, no! risposi ridendo e scuotendo la testa Non lo metterai nella figa e dopo il trattamento che ti farò non lo metterai più da nessuna parte! Luomo ansimava, lo sguardo terrorizzato. Mettetegli un fazzoletto in bocca! ordinai pensando che gli avrei fatto parecchio male. Poi sistemai le ganasce sullo scroto, al di sopra del testicolo destro, e strinsi le tenaglie con tutta la mia forza. Per un attimo luomo si dibatté come un anguilla, ma i prigionieri intorno riuscirono a tenerlo inchiodato al pavimento. Gli occhi sbarrati e le gocce di sudore che scendevano dalla fronte non mi distolsero dal mio compito. Tenni la stretta per un minuto esatto, per essere sicura dellefficacia dellintervento, poi posizionai le tenaglie dallaltro lato. Strinsi con forza e feci cenno ai miei aiutanti di lasciare la presa sulle braccia e sulle gambe. Sentendosi libero luomo tentò di divincolarsi, di rovesciarsi su un fianco, ma io non mollavo la presa. Stringevo sopra le sue palle con tutta la forza che avevo e sentivo la figa che si bagnava sempre più copiosamente. Penso che sarei stata in grado di castrare anche un toro di dieci quintali, da sola. Lo tenni inchiodato per alcuni minuti, mentre tentava di divincolarsi sempre più debolmente e quando lasciai la presa mi sedetti su una poltrona, divaricai le gambe e mi accarezzai raggiungendo in pochi attimi un intenso piacere. Gli eunuchi, accovacciati davanti a me, ammiravano la potenza del mio orgasmo e li premiai facendomi leccare a lungo, durante la fase della discesa dalla vetta della mia eccitazione. Dopo una lunga pausa, mi alzai, mi avvicinai al sorvegliante che ancora giaceva dolorante a terra e diedi un colpetto con la punta della tenaglia al grosso uccello. Dopo questo trattamento ti passerà la voglia di fare il prepotente! gli dissi. Poi gli ordinai di alzarsi e di rivestirsi. Sarai trasferito in un altro penitenziario gli comunicai e sarai messo a lavorare con gli altri eunuchi. Darò disposizione che ti mettano ai lavori più pesanti, così ti passeranno subito le brutte idee. Tra gli sguardi di rispetto e di ammirazione degli eunuchi, rimisi le tenaglie nella borsa e mi avviai verso luscita. Ah, dimenticavo - dissi tornando per un attimo indietro Tra un annetto verrò a trovarti. Voglio vedere se sarai ancora capace di metterlo nella figa
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