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LA CAPITANA / 2
Mi presentai a casa della capitana Eleonore e suonai il campanello dellalloggio nel palazzo in cui abitava, situato nel centro della capitale del paese. Venne ad aprirmi una giovane ragazza in uniforme militare che mi invitò ad entrare con un ampio sorriso. La capitana la sta aspettando, si accomodi in salotto. Mi aprì la porta e appena entrato rimasi senza fiato. La capitana mi stava aspettando nella stessa posizione in cui lavevo lasciata alla fine del nostro incontro: nuda, seduta sul divano a gambe divaricate, teneva in mano un calice di cristallo contenente un liquido denso e chiaro. Bentornato! mi salutò Glielo avevo detto che sentivo che ci saremmo rivisti. Ricorda il nostro ultimo brindisi? Potremmo riprendere da lì. Mi aspetto che mi offra generosamente da bere, come lultima volta. Senza indugio mi sbottonai i pantaloni ed estrassi il membro già in stato di erezione. No, non così. Facciamo le cose con calma. Si spogli completamente. Mi piace vedere il maschio nudo in questi momenti Obbedii alla richiesta, mi spogliai e mi inginocchiai tra le gambe della capitana pronto a penetrarla. Lei è veramente un po troppo frettoloso oggi. mi rimproverò Non merita una bella leccatina questa figa che le ha fatto provare emozioni speciali? Ha ragione, mi perdoni. mormorai Sono molto eccitato. Avevo un grande desiderio di rivederla. Lo immagino, lo immagino. sorrise lei Altrimenti non si sarebbe sobbarcato un viaggio così lungo: Cercando di controllare il primitivo istinto, mi chinai e leccai a lungo le labbra carnose e sporgenti. Adesso. Adesso è il momento. mi incitò a un certo punto la capitana Me lo metta dentro e mi regali una bella sborrata. Non me lo feci ripetere, infilai luccello in profondità e dopo pochi colpi esplosi in una lunga eiaculazione che la capitana accolse con un sorriso di soddisfazione. Appena mi ritrassi, la capitana, come la volta precedente, portò il calice di cristallo sotto la vulva e raccolse il rivolo di seme che ne fuoriusciva. Sollevò il bicchiere verso di me come per un brindisi e lo portò alle labbra. A quel punto mi resi conto che il liquido denso e chiaro che conteneva il calice, già fin dal momento del mio ingresso nella stanza, era seme maschile. Ma quello è mormorai sorpreso. Sperma. Generosa produzione di seme di maschio. mi confermò la capitana ridendo E la mia passione ed è il segreto della buona forma che mantengo alla mia età. Osservai sbalordito la capitana che svuotava il calice, centellinandone il contenuto come la più preziosa delle bevande. E sempre dellidea di entrare al mio servizio? mi domandò la capitana. Certamente. Risposi in modo risoluto. Allora firmi il contratto. aggiunse porgendomi alcuni fogli stampati nella lingua di Womanland. La guardai perplesso, ma lei mi rassicurò con un gesto con la mano. Sono solo formalità. Firmi tranquillo, vedrà che qui si troverà bene. Fidandomi delle parole della capitana apposi la mia firma in calce al documento. Subito dopo mi invitò ad alzarmi e a seguirla. Venga, le faccio vedere qualcosa di molto interessante. Feci per raccogliere gli abiti che avevo buttato in terra, ma lei mi prese per un braccio e mi guidò verso luscita. Non è necessario rimettersi gli abiti. Lo faremo dopo. Aprì la porta e mi condusse lungo un corridoio. La giovane soldatessa in divisa stazionava davanti ad una porta metallica e mi sorrise nuovamente, per nulla a disagio di fronte al mio costume adamitico. La capitana schiacciò un pulsante e le porte metalliche si aprirono sulla cabina di un ascensore. Ero sempre perplesso per il fatto che sia io che la capitana eravamo completamente nudi, ma lei mi rassicurò. Non si preoccupi. E un ascensore interno. Siamo sempre nella mia abitazione. Entrammo nella cabina e scendemmo per una trentina di secondi. Quando le porte si aprirono ci ritrovammo in un grande salone, al centro del quale vi era un divano esattamente uguale a quello sul quale la capitana si era lasciata leccare e penetrare da me pochi minuti prima. In fondo al salone si vedeva una porta a doppio battente e nei pressi di essa stazionavano diverse giovani e avvenenti soldatesse. Sono le mie guardie del corpo. mi spiegò la capitana E questo è il salone dedicato al piacere e alla raccolta del seme. La raccolta del seme ? domandai perplesso. Già, già. mi confermò la capitana Capisco la sua perplessità, ma adesso che è entrato al mio servizio avrà modo e tempo di capire. Peccato che non potrà raccontare quello che vedrà qui dentro ai suoi lettori! concluse con una risata che contagiò anche le ragazze presenti. Non potrò ma cosa vuol dire mormorai preoccupato. Glielo spiegherà Helga, la mia assistente. rispose la capitana facendo un cenno a una delle ragazze che si staccò dal gruppo delle compagne per avvicinarsi a noi. Abbiamo delle gabbie libere? le domandò la capitana. Ci sono la trentaquattro e le quarantasette. rispose la ragazza. La trentaquattro va benissimo. Conduci il signore. La ragazza salutò militarmente e mi posò la mano sul braccio. Ma come sarebbe la gabbia! esclamai Cosa vuol dire? Glielho già detto che le spiegherà tutto Helga. mi rispose la capitana con un sorriso, prima di scomparire di nuovo nellascensore che conduceva al suo alloggio. Mica vorrete mettermi in gabbia?! esclamai alzando al voce. Intanto altre ragazze avevano raggiunto Helga e si erano disposte intorno a me. Le conviene non fare storie. mi rispose seccamente Helga Lei ha firmato un contratto e adesso è tenuto a rispettarlo. Ma quale contratto? Non so nemmeno cosa cera scritto lì sopra! protestai. Verrò io stessa a tradurglielo. mi rispose la ragazza facendo segno alle compagne di portarmi via. Nonostante le mie proteste e la mia resistenza, fui afferrato da braccia robuste e condotto verso la porta in fondo al salone, al di là della quale si apriva un lungo e ampio corridoio. Sui due lati erano sistemate delle gabbie metalliche, formate da robuste inferriate metalliche, e dentro ognuna di essa stava rinchiuso un uomo, completamente nudo. Senza esitazioni le soldatesse mi spinsero fino alla gabbia contrassegnata dal numero 34 e mi introdussero. Helga chiuse a chiave il cancello, poi prese uno sgabello e si sedette nel corridoio, davanti alla mia gabbia. Eccolo qua il suo contratto. mi disse Riconosce la sua firma? Confermai con un cenno della testa. Con questo contratto, - riprese Helga lei ha accettato di porsi al servizio della capitana Eleonore come produttore giornaliero di seme. Ma io ho firmato come maggiordomo! protestai. Helga scoppiò in una risata che si trasmise alle sue compagne. Sì, la capitana ha bisogno di maggiordomi un po speciali. Ogni mattina scende in questo locale segreto che si trova sotto il suo palazzo, passa in rivista la gabbie, sceglie una decina di maschi che dovranno penetrarla sul divano della sala della raccolta. Lei raccoglie con un calice di cristallo il seme che esce dalla vulva e beve quellelisir della giovinezza che la mantiene in splendida forma. Ma come io sono un giornalista affermato mi rifiuto! esclamai indignato. Non le conviene. mi disse scuotendo la testa Helga Anzi le conviene essere molto collaborativo. Le leggo gli articoli 13 e 14 del contratto che ha firmato. Articolo 13: qualora la produzione giornaliera di seme scenda al di sotto della quantità minima fissata dal precedente articolo 9, la capitana procederà alla castrazione del maschio non più in grado di soddisfare le sue necessità. Articolo 14: in caso di tentativo di ribellione la capitana potrà procedere allesecuzione con il metodo adottato dallesercito di liberazione femminile. E un metodo che lei conosce già, o mi sbaglio? concluse Helga strizzandomi locchio. La lettura di quei due articoli del contratto mi lasciò senza parole. Le conviene essere molto collaborativo. mi disse Helga alzandosi dallo sgabello e puntando in dito verso i miei genitali E cercare di fare funzionare molto bene quegli affari lì. Con la capitana non si scherza! E così mi ritrovai rinchiuso in una gabbia metallica, nudo come un verme, circondato da compagni di sventura con i quali non potevo comunicare a causa della diversa lingua. Trascorsi una notte insonne, mi assopii solo al mattino ma poco dopo fui svegliato dallarrivo della capitana che passava in rassegna i prigionieri, seguita dalle soldatesse alle quali indicava quelli da portare nella sala della raccolta del seme. Fui scelto anche io, insieme a una decina di altri e fummo condotti nella sala. La signora si spogliò, si sedette a gambe divaricate e invitò il primo a leccarla e penetrarla. Raccolse con il solito calice il rivolo di sperma fresco e ripeté varie volte loperazione lasciandomi per ultimo. Penso che Helga le avrà illustrato nei dettagli il nostro contratto. mi disse mentre mi accingevo a penetrarla Adesso lei ha potuto soddisfare ogni sua curiosità sul mio conto, ma, come le ho detto, non penso che potrà raccontare ai suoi lettori quello che ha visto qui. Si rende conto, che non posso proprio consentirglielo, no? Annuii con la testa. Allora cerchi di comportarsi bene con me, - aggiunse strizzando locchio e avrò sempre un occhio di riguardo per lei. Continui a regalarmi delle belle sborrate abbondanti, come quella di ieri e non avrà nulla da temere. Per giorni e giorni dovetti assecondare quel rituale. La capitana mi inseriva tutte le mattine nella lista dei prescelti, tanto che le ragazze ridevano di gusto quando lei pronunciava il numero 34, e spesso mi faceva condurre nel suo appartamento per degli extra pomeridiani e notturni. Nel giro di pochi mesi le mie energie virili cominciarono a declinare. La capitana adesso mi faceva passare per primo, in modo da poter controllare la quantità di sperma prodotto, e osservando il calice scuoteva il capo insoddisfatta. Deve darsi da fare. mi spronava Helga riportandomi nella gabbia Altrimenti va a finire male. Temendo la disapprovazione della capitana, cercavo in tutti i modi di soddisfare le sue voglie. Ne leccavo la vulva con trasporto, la penetravo con vigore e cercavo di ottenere il massimo rendimento dai miei testicoli supersfruttati. La capitana si godeva con evidente soddisfazione il mio impegno, ma quando ritirava il calice posto sotto la vulva, per raccogliere il residuo del seme che avevo eiaculato dentro di lei, scuoteva la testa. Mi sta regalando poco seme. - mi diceva Se tutti i miei torelli facessero così... Ma gli altri hanno tempo di riposarsi e riprendersi. - protestai - Io sono l'unico che è convocato tutti i giorni e anche più volte nello stesso giorno. E allora? - replicò seccata la capitana Dovrebbe essere contento di questo privilegio. Pochi maschi hanno goduto così tante volte dentro di me. Anche Helga mi rimproverava mentre mi riconduceva nella gabbia 34. Deve darsi più da fare. La capitana non è affatto contenta. Giorno per giorno la situazione peggiorava. La produzione media dei miei maschi è sui 3-4 centimetri cubi di sperma per ogni eiaculazione. - mi spiegò un giorno la capitana Qualcuno arriva anche a 6-7 ed è proprio grazie a queste produzioni che posso praticare la cura che mi mantiene giovane. Ma nel suo caso il risultato è molto deludente. Guardi dentro questo calice. Ho raccolto a malapena una goccia di seme. Non posso permettermi di tenere le mie gabbie occupate da maschi che non sono all'altezza del loro compito. Le comunico che se continuerà così sarò costretto ad applicare l'articolo 13. Mi conceda un po' di riposo. - la supplicai Vedrà che mi riprenderò. Ci penserò... rispose evasivamente la capitana. Ma invece di concedermi l'agognato riposo, dal giorno successivo la capitana inserì una ulteriore convocazione serale nel suo appartamento. Mi resi conto che aveva deciso di sfinirmi e ne ebbi la prova poche settimane dopo quando, al termine dell'ennesimo rapporto, la capitana mi disse: Mi spiace per lei. Ho degli arrivi in previsione e devo liberare qualche gabbia. Ho deciso di applicare nei suoi confronti l'articolo 13 del contratto. Sarà castrato la settimana prossima alla presenza delle mie soldatesse. La prego, mi conceda un po' di riposo. supplicai ancora. E' quello che le ho appena detto. Avrà una settimana completa di riposo davanti a sé. Voglio che per il nostro ultimo incontro sia in completa forma. replicò la capitana facendo cenno alle due ragazze di guardia di riportarmi sotto. Fui condotto nel locale sotterraneo. Durante la discesa in ascensore pensai che probabilmente la popolazione di Womanland ignorava che cosa si trovava e che cosa succedeva sotto quel tranquillo palazzo e quali fossero i comportamenti di quella donna dall'aspetto di una normalissima signora della borghesia in pensione. Al piano sotterraneo mi accolse Helga. Gliel'avevo detto di darsi da fare. - mi disse scuotendo la testa Adesso sono costretta a trasferirla dalla gabbia 34 al reparto della transizione. Fui condotto in una stanza più piccola dove si trovavano solo quattro gabbie. Sono le gabbie dove mettiamo i maschi in attesa della castrazione. In questo momento non ci sono altri. Trascorrerà da solo questa settimana. Mi dispiace per lei. mi salutò Helga. Trascorsi quella settimana pensando vanamente a tentativi di fuga assolutamente impossibili e maledicendo il giorno in cui avevo deciso di tornare a Womanland. Sei giorni dopo entrarono nella mia cella due soldatesse. Abbiamo l'ordine di rasarle i genitali per prepararla all'operazione che è fissata per domani. mi dissero prima di depilarmi con cura i testicoli e tutta l'area del basso ventre. Il giorno seguente fui prelevato da alcune soldatesse e portato nel salone della raccolta del seme. La capitana mi stava aspettando sul divano, nella solita posizione a gambe divaricate. Mi fece cenno di avvicinarmi e mi disse: Approfitti di questa ultima occasione, faccia vedere alle mie ragazze di cosa è capace. Ma prima mi lecchi bene. E' l'ultima volta che avrà questo privilegio. Rassegnato, ma anche stimolato dallo spettacolo che trovavo sempre eccitante, mi tuffai tra le cosce della capitana, annusai la figa e la leccai avidamente. Adesso basta. Sono pronta. - mi ordinò a un certo punto la capitana Lo metta dentro! Obbedii e penetrai quella morbida figa in cui tante volte avevo eiaculato in quei pochi mesi. Ne faccia tanta. - mi incitava la capitana E' la sua ultima sborrata. La voglio bella grossa. Eccitato da quelle parole accelerai il ritmo e poco dopo esplosi in una lunga sborrata. La signora mi fece cenno di scostarmi e portò il calice sotto la vulva. Attese che ne scendesse tutto il liquido che avevo versato dentro di lei e mostrò con soddisfazione il calice alle ragazze schierate davanti a lei, che salutarono la mia estrema performance con un caloroso applauso. La capitana svuotò lentamente il calice, raccogliendo con la lingua le ultime gocce, poi ordinò alle soldatesse di mettermi sul tavolo della castrazione. Tentai di ribellarmi, ma la presa di quelle ragazze allenate e addestrate era troppo forte. In pochi secondi fui ridotto all'impotenza, trasportato sul tavolo e legato saldamente, con le gambe divaricate. La capitana si alzò dal divano e si avvicinò al tavolo. Una delle ragazze le porse un bisturi. Lei ha il privilegio di vivere un'esperienza straordinaria. Le regalerò anche il video di questa operazione e potrà scrivere un sensazionale reportage per il suo giornale. Ma come le ho già detto, - concluse sorridendo - non potrò proprio consentirle di inviare questa straordinaria documentazione. Senza esitare oltre, la capitana infilò il bisturi nella parte bassa del mio scroto, lo aprì come un frutto maturo e ne estrasse i testicoli che recise dal mio corpo. Lasciò il compito di ricucire la ferita a una delle ragazze e si avvicinò al mio viso mostrandomi le piccole ghiandole maschili che aveva appena estirpato dal mio corpo. Pensi, - mi disse la capitana secondo i conteggi di Helga, che è sempre molto precisa con i dati, lei ha avuto il privilegio di eiaculare nella mia vagina 540 volte. Calcolando una media di due centimetri cubi di sperma per ogni eiaculazione, significa che queste piccole ghiandole hanno prodotto, solo per me, almeno un litro di sperma. Purtroppo adesso non potranno più produrne. Sono diventate completamente inutili. La vulva generosa della capitana era all'altezza del mio viso, a pochi centimetri di distanza. Ne sentivo il profumo e ne vedevo le labbra ancora umide e leggermente aperte. Ripensai al giorno in cui le labbra di quella figa si erano serrate sulla mia bocca e mi avevano inondato di pipì fino a condurmi a un passo dalla morte. Rimpiansi di non essere stato soffocato. Pensai che non avrei mai più potuto riempirla con il mio seme e scoppiai a piangere. Il giorno dopo l'operazione fui condotto nell'appartamento della capitana. Mi ricevette seduta sul solito divano, ma questa volta era completamente vestita. Si ricorda quello che le avevo detto quando ci siamo incontrati in quel bar? Scossi la testa. Le avevo detto che la sua curiosità di giornalista rischiava di costarle cara, che avrebbe potuto pagare un prezzo molto alto. Ricorda? Già, - confermai adesso ricordo. Eccolo qui il prezzo che ha pagato. continuò la capitana mostrandomi un barattolo dentro il quale erano racchiusi i miei testicoli E pentito della sua scelta? No, a questo punto non sono pentito. risposi convinto. Si rende conto che adesso non è più in grado di soddisfare le mie necessità? E lei che mi ha tolto questa possibilità. replicai. E stato necessario. La sua produzione di sperma era molto deludente e la castrazione è stata la giusta punizione. - tagliò corto la capitana - Purtroppo per le mie finalità un maschio castrato è assolutamente inutile. Sono quindi costretta a informarlo che intendo applicare larticolo 14 del contratto. Me lo aspettavo. mormorai. Ho dato ordine a Helga di effettuare la sua esecuzione. proseguì la capitana. Ma come ma non sarà lei - esclamai sorpreso La prego Io vorrei che fosse lei come laltra volta la prego! Non è possibile. Voglio che Helga impari a svolgere questa mansione. Lho già fatta preparare. mi rispose la signora indicando un punto alle mie spalle. Mi voltai e vidi Helga seduta a un tavolo alle nostre spalle. Teneva in mano un grosso boccale pieno dacqua e con un sorriso lo sollevò come per un brindisi verso di me prima di portarlo alla bocca. Era completamente nuda e lo sguardo mi scivolò verso il ventre, gonfio e teso. E molto emozionata. mi disse la capitana E la prima che svolge questo lavoro e lei avrà lonore di essere la sua prima vittima. Ha qualche desiderio da esprimere? Vorrei avere ancora il privilegio di adorare la sua figa. dissi inginocchiandomi davanti alla capitana E per lei che sono tornato qui, è per lei che ho rinunciato a tutto. La prego, mi conceda questo ultimo privilegio. Questo le fa molto onore. commentò la capitana soddisfatta Non mi è mai successo che un maschio castrato con le mie mani mi chiedesse questo privilegio. Si alzò dal divano, si spogliò completamente e poi riprese la posizione a gambe divaricate. Inginocchiato tra le sue cosce dedicai gli ultimi istanti della mia vita ad ammirare, annusare, baciare e leccare quello splendido fiore. Forse ho ancora un po di sperma le dissi. Avanti, allora. Me lo regali! mi incoraggiò la capitana - Che cosa aspetta? La penetrai per lultima volta e mi mossi dentro di lei cercando di prolungare al massimo quel momento. Poi sentii salire lultima produzione che mi avevano lasciato in eredità i miei poveri testicoli e mi accinsi ad eiacularle nella vagina, ma la capitana intervenne per deviare il getto finale. Non sborri dentro. mi ordinò Lo tiri fuori e mi sborri sulla pancia! Eseguii lordine. Estrassi il membro dalla figa e un attimo dopo schizzai lultimo residuo di sperma sulla pancia delle capitana. Bellissimo. Mi è proprio piaciuto. E unemozione che non avevo mai provato. commentò soddisfatta la capitana. Un gemito alle mie spalle mi fece voltate. Helga si comprimeva la pancia con unespressione di sofferenza. Helga non ce la fa più a trattenersi. commentò ridendo la capitana Si sdrai sul tappeto e si prepari. Posai un ultimo bacio sulle morbide labbra della figa della capitana, poi mi coricai sulla schiena. Helga si avvicinò, scavalcò con un piede il mio corpo in modo da rimare in piedi sopra di me a gambe divaricate. Potei ammirare la bella figa immersa in un rigoglioso ciuffo di peli nerissime. Con le dita lei scostò i peli e aprì le labbra per farmela ammirare meglio. Poi si inginocchiò sopra di me in modo da chiudermi nella morsa delle sue belle gambe. Volsi lo sguardo verso la capitana e vidi che aveva nuovamente divaricato le cosce e con le dita si stava massaggiando la clitoride, evidentemente eccitata. Ricambiò il mio sguardo con un sorriso e con una mano mi fece un gesto di saluto. Poi infilò due dita nella vagina e cominciò a masturbarsi energicamente. Apra la bocca! mi ordinò in quel momento Helga. Scossi la testa in un ultimo gesto di ribellione. Te la farò aprire io, tesoro. Mi disse lei con un sorriso. Poi strinse il mio naso tra le sue dita bloccandomi il respiro. Cercai di resistere il più a lungo possibile, fino a che fui costretto a spalancare la bocca in cerca di ossigeno. In un attimo le labbra della vulva di Helga aderirono alle labbra della mia bocca e un getto tiepido partì verso la mia gola. Cominciai ad annaspare, ad agitare le gambe, ma la figa di Helga non mi concedeva tregua. Persi conoscenza e mi preparai a lasciare il mondo .. Mi risvegliai qualche giorno dopo nella stanza di un ospedale. Uninfermiera controllava dei monitor e delle macchine collegate al mio corpo e sorrise quando mi vide aprire gli occhi. Per un attimo pensai che forse era stato un sogno, che forse ero stato ricoverato in ospedale in seguito a un incidente. Senza farmi notare dallinfermiera, infilai una mano sotto le coperte e la diressi verso il basso ventre. Incontrai la forma cilindrica del pene e feci ancora scorrere più in basso la mano, ma ciò che incontrai mi riportò bruscamente alla realtà: il sacchetto dei miei testicoli era desolatamente vuoto. Ero stato veramente castrato. Dunque anche tutto il resto doveva essere accaduto nella realtà. Nei giorni seguenti ricevetti le visite di poliziotti, medici e psicologi e fui informato di quello che era successo. Un commando internazionale inviato dal tribunale contro i crimini di guerra era penetrato nella casa della capitana proprio nel momento in cui stavo per essere sacrificato in uno dei loro orrendi riti. Ero stato rianimato in extremis, curato e poi trasportato in aereo in un ospedale della mia città, dove mi trovavo in quel momento. La capitana e le sue complici erano state arrestate, mi rassicurò un agente della polizia federale, consegnate al tribunale internazionale e presto sarebbero state processate. Fui affidato anche alle cure di una psicologa che mi disse che si sarebbe presa cura delle mie ferite interiori, non potendo più fare nulla per le altre. Non poteva capire, quella giovane psicologa, che le mie ferite interiori erano ben diverse da quelle che lei poteva immaginare. Che io non rimpiangevo nulla di quel che mi era successo, che continuavo a sognare il momento finale della mio incontro con la capitana e le sue ragazze, che avrei voluto riviverlo. Nella fantasia riandavo sempre a quei momenti. Rivivevo lultima sborrata sul ventre della capitana, poi mi rivedevo a terra con la figa di Helga a pochi centimetri dal mio viso. La capitana allargava le gambe, mi faceva un cenno di saluto e iniziava a masturbarsi in preda alleccitazione, mentre Helga mi ordinava di aprire la bocca Non avrei mai potuto confessare che quel ricordo mi eccitava e che non provavo alcuna soddisfazione nel sapere che le due donne erano imprigionate e forse sarebbero state condannate alla pena capitale. Pochi giorni dopo fui dimesso e ritornai nella mia bella casetta in compagna, circondata da un ampio giardino. Per ricompensarmi della mutilazione subita sul lavoro mi era stata assegnata una bella pensione e non avrei più avuto bisogno di lavorare per il resto della vita. Tuttavia rimaneva in me un velo di tristezza e di malinconia che non riuscivo in nessun modo a dissipare. E leffetto della castrazione. mi ripeteva la psicologa La perdita delle ghiandole maschili le ha procurato un cambiamento di umore e uno stato di leggera depressione, ma vedrà che riusciremo ad ovviare ai problemi con delle cure chimiche. Invece i problemi si risolsero la notte in cui sentii suonare il citofono. Infilai una vestaglia, uscii di casa e mi avvicinai al cancello, davanti al quale intravedevo unombra. Sono la capitana! esclamò una voce che mi accese subito una scintilla nel cuore Sono riuscita a fuggire dal carcere, sapevo dove abitava e sono venuta qui per chiederle ospitalità. Spero che vorrà concedermela, in cambio di quella che io le offrii in casa mia. Sbalordito da quella apparizione, aprii il cancello e feci entrare la donna. La ricevetti in casa, le diedi da lavarsi, da vestirsi e da nutrirsi, poi mi raccontò la sua storia. In compagnia di Helga era riuscita ad evadere dal carcere, purtroppo erano incappati in una pattuglia di guardie che aveva aperto immediatamente il fuoco. Helga era stata colpita mortalmente, mentre lei era riuscita ad allontanarsi e a far perdere le sue tracce. Questo è probabilmente lunico posto del continente dove non penserebbero mai di venire a cercarmi. sorrise la capitana Se però lei deciderà di denunciarmi sarò ricondotta in carcere e giustiziata. Denunciarla?! Non ci penso nemmeno! ribattei immediatamente Lei potrà rimanere nascosta qui per sempre e io tornerò a mettermi al suo servizio. Ho desiderato questo in tutti i miei sogni delle ultime settimane! Decidemmo di brindare insieme al nostro rinnovato sodalizio. Stappai una bottiglia di champagne e ne offrii una coppa alla capitana. Per me presi un boccale, lo porsi alla capitana e la pregai di rifornirmi dalla sua fontana. Lei mi rivolse un sorriso pieno di gratitudine e di soddisfazione, poi si alzò, divaricò le gambe sollevando il vestito e scostando le mutandine, e riempii con un getto potente il mio boccale. Bevvi avidamente fino allultima goccia e subito le chiesi di riempirmelo ancora. Da quel momento la capitana è rimasta mia ospite segreta. Io sono il padrone di casa ma in realtà è lei la mia padrona. E lei che si siede sul divano della sala, allarga le gambe e mi ordina di soddisfarla. Naturalmente non sono più in grado di placare la sua sete di seme maschile, dato che non posso più produrne dopo che lei stessa mi ha castrato, ma per tutto il resto cerco di procurarle il massimo piacere. Il sorriso è tornato sul mio viso e la psicologa si è compiaciuta con me. Ha visto che avevo ragione. Con qualche pillolina abbiamo sistemato tutto e ha ritrovato il buonumore. Le ho lasciato credere che fosse così, che fossi completamente guarito dalle mie ferite interiori, ma in realtà solo il ritorno della capitana era in grado di rimarginarle.
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