Lo scherzo di Stefania - Parte 1 (italiano)
By: perillus

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[STRAIGHT] [PENECTOMY] [Minor?]

Storie di ordinaria familiarità: Stefania e Sara fanno credere a Marco che il suo pisello verrà tagliato in punizione per avere pisciato nel lavandino.


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Tutto ebbe inizio in una calda mattinata di luglio. Stefania, tredici anni da poco compiuti, stava aiutando sua madre nelle pulizie di casa. Con un grembiulone decisamente più grande di lei, passava di malavoglia lo straccio nelle camere da letto. Non le sembrava giusto che mentre suo fratello se ne stava fuori a giocare a pallone fino all'ora di pranzo, a lei toccasse quel compito ingrato. E così, rimpiangendo di non essere a spasso o a casa di qualche amica, imparava suo malgrado l'arte noiosa della buona massaia.

Improvvisamente Stefania udì sua madre lanciare un urlo di rabbia dal bagno. La ragazzina, più per curiosità che per preoccupazione, lasciò lo straccio e si diresse verso la porta del bagno, dove trovò la signora Agnese che imbufalita passava una spugna nel lavandino.

"Adesso e troppo! La prossima volta giuro che glielo taglio!" diceva la donna strofinando vigorosamente la ceramica, "Il cielo solo sa quante volte glielo ho detto di non farlo! Ah ma alla prossima: zac! Glielo taglio al piccolo bastardo, allora voglio proprio vedere se non si mette sul water come tutti i cristiani!".

Stefania non riusciva bene a capire quale fosse il motivo di tanta rabbia e di cosa stesse parlando sua madre. "Mamma, che succede?" chiese dall'uscio. La signora Agnese, finalmente accortasi della presenza della figlia, si pentì un poco di quello sfogo non proprio elegante e, ricomponendosi, le spiegò che suo fratello Marco aveva ancora fatto la pipì nel lavandino, nonostante gli avesse detto mille volte di non farlo più.

Marco, il fratello di 12 anni di Agnese, aveva infatti preso da qualche settimana l'antipatica abitudine di scaricare la vescica nel lavandino invece che nella tazza. Per di più, distratto com'era, si dimenticava poi quasi sempre di pulire, e così nel bagno si diffondeva un odorino di latrina non certo gradevole, tanto più per una donna come Agnese che teneva particolarmente alla pulizia della casa.

Di questa vicenda Stefania sentiva parlare per la prima volta. Ne provò un gran disgusto e, condizionata anche dalla reazione della madre, si convinse che il vizio del fratello dovesse essere estirpato con ogni possibile mezzo. Chiaramente la signora Agnese non aveva nessuna intenzione di evirare il figlio, e anzi sperò che Stefania non l'avesse sentita mentre invocava queste misure drastiche dettate dall'esasperazione.

"Se per caso vedi tuo fratello che la fa ancora nel lavandino diglielo anche tu, Stefi", si raccomandò la donna, ancora su di giri.

Mentre riprendeva il suo lavoro di pulizia delle camere, Stefania pensò alla terribile minaccia della madre, e in cuor suo rimproverava il fratello per la sua maleducazione e testardaggine. Allo stesso tempo però trovava anche divertente l'idea di questa punizione, e si chiedeva in che modo sarebbe avvenuta la rimozione dell'organo colpevole, e se poi Marco sarebbe diventato simile a lei, con un taglietto tra le gambe e costretto ogni volta a sedersi sulla tazza per i bisogni corporali.

Del resto, non essendo più una bambina, Stefania riconosceva anche che la cosa era in fondo poco probabile, e che si trattava più verisimilmente di una minaccia e di un'esagerazione.

A mezzogiorno la ragazzina ottenne il permesso di andare a mangiare a casa di una amica. Mollare le faccende di casa era un bel sollievo, ma allo stesso tempo le dispiaceva non potere assistere alla sgridata che attendeva Marco. In particolare, avrebbe voluto vedere la sua faccia quando la madre gli avrebbe comunicato il castigo che lo attendeva in caso di un'ulteriore infrazione! La cosa la divertiva e la eccitava a tal punto che decise di parlarne alla sua amica Elisa.

"Sai, oggi mia madre ha scoperto che mio fratello continua a pisciare nel lavandino, è si è arrabbiata moltissimo", iniziò a dire mentre ancora erano a tavola.

"Ma che schifo!" esclamò Elisa disgustata, "che cos'è, un animale?"

"Mia madre ha detto che se lo becca un'altra volta...", Stefania guardò Elisa con fare cospiratore e, facendo il gesto della forbice con le dita aggiuse "... ZAC!"

Elisa scoppiò a ridere, "... glielo taglia? Ma dai, non dirà mica sul serio!"

Stefania, che voleva impressionare l'amica, si fece seria e disse: "Penso invece che lo farebbe. Era davvero arrabbiata!"

"Beh," rispose Elisa dopo avere addentato una banana "in fondo se l'è proprio cercata. Povero Marco..!"

Così dicendo le due adolescenti scoppiarono in una risata isterica, immaginando le reazioni del poverino.

Stefania quando tornò a casa trovò soltanto suo fratello Marco. I loro genitori erano infatti usciti per una cena in un'altra città e sarebbero rientrati solo di notte. Marco mostrò a sua sorella le pentole dove la signora Agnese aveva lasciato qualcosa di pronto per la cena. Stefania si ritirò in camera sua per leggere un libro, ripromettendosi tuttavia non perdere mai di vista il fratello, fedele alla raccomandazione fattale dalla madre.

Dopo circa un'ora Stefania udì il getto della doccia provenire dal bagno di sotto. Anche in questo, pensò la ragazzina, Marco non era stato obbediente: infatti più volte sua madre li aveva pregati di fare la doccia nel bagno di servizio, essendo il bagno degli ospiti più difficile da asciugare. La ragazza, che adesso si sentiva investita da una certa responsabilità sulle attività sanitarie del fratello minore, si alzò per andargli ricordare le prescrizioni già udite e ripetute mille volte. Quando però giunse al piano di sotto di fronte alla porta del bagno, Marco aveva già fatto tutto: il getto dell'acqua si era arrestato e dall'esterno si sentivano i movimenti del fratello che si asciugava.

Invece di rimprovevarlo, la ragazzina ebbe l'idea di spiarlo attraverso la serratura. Erano infatti alcuni anni che non vedeva il fratello nudo. Non che gliene importasse granché, ma dopo le discussioni con Elisa sulla castrazione del fratello, e spinta da una certa naturale curiosità che accompagna la maturazione sessuale di ogni adolescente, fu presa da una gran voglia di osservare l'organo "colpevole" che si era meritato le minacce di amputazione della madre. Attraverso il buco della serratura, che era senza chiave, era possibile avere un'ampia visuale sul vano lungo e stretto del bagno. All'interno Marco si stava accuratamente asciugando con una piccola salvietta. Stefania riusciva chiaramente a vedere i genitali del fratello che ballonzolavano tra le gambe ad ogni movimento. Il ragazzo non era ancora nella fase dello sviluppo, ma sicuramente il suo pene era più grande dall'ultima che Stefania lo aveva visto nudo. In fondo era anche l'unico pene che la ragazza avesse visto dal vivo, quindi le sembrò tutto sommato di dimensioni apprezzabili rispetto al pisellino microscopico che le era rimasto nella memoria. A differenza di Stefania, che era già in pieno sviluppo, i genitali di Marco sembravano privi di peli, il che li rendeva ancora più esposti agli occhi della ragazza.

Dopo l'asciugatura Marco non si rivestì, ma si posizionò di fronte allo specchio dove prese a passarsi una lametta sulle guance imberbi. Stefania dovette sforzarsi per non ridere: il ragazzo non aveva infatti alcuna traccia di barba, se si esclude una peluria che è più tipica dell'infanzia che dell'età adulta. Ma mentre si godeva questa scenetta un po' ridicola accadde ciò che non si aspettava. Con la mano libera, Marco portò il pene sull'orlo del lavandino e, senza mai smettere di radersi, rilasciò un getto pigro e giallo di urina all'interno dello stesso catino che sua madre aveva finito di ripulire proprio quella mattina!

Quando Stefania ebbe la certezza che il fratello stava ancora una volta pisciando nel lavandino, non ebbe più freni: spalancò la porta e, puntando il dito contro il fratello nudo e spaventato, gli gridò: "Ma non ti vergogni? Lo stai facendo un'altra volta!". Marco, sobbalzando per l'ingresso inaspettato della sorella fece schizzare alcuni spruzzi di urina sullo specchio e sulla mensola. Quindi, coprendosi i genitali con una mano aggredì la sorella: "Che cosa fai qui? Esci subito! Chi ti ha dato il permesso di entrare? Sono nudo!".

"Posso entrare quando voglio!" ripose Stefania senza muoversi di un millimetro. "La mamma mi ha detto di tenerti d'occhio se facevi ancora la pipì nel lavandino: e tu l'hai fatto ancora! Ma cosa sei, scemo?". Marco probabilmente non si era nemmeno reso ben conto di ciò che stava facendo e, di fronte alla concitazione della sorella e sentendosi chiaramente in fallo, tentò un'ultima disperata difesa: "Allora mi stavi spiando! Guarda che lo dico alla mamma che mi spii dalla serratura!". Stefania non fu minimamente colpita da quella minaccia. Anzi, con un sorriso sinistro sulle labbra gli rispose tranquilla: "Non hai capito bene, fratellino. Guarda che sarò io a dire alla mamma ciò che stavi facendo lì dentro. E se glielo dico, lo sai che cosa ti succede, vero?", aggiunse fissandolo senza vergogna tra le gambe. "Sentiamo, che cosa vuoi che mi succeda?", ribattè Marco con tono di sfida ma con la voce già spezzata dallo spavento. "Lo sai benissimo... che ti taglia il tuo bel pisellino!" rispose la sorella puntando il dito tra le gambe del fratello. Marcò diventò bianco come un lenzuolo. "Ma... ma smettila! Ti stai inventando tutto... vero?". Stefania sapeva di bluffare. Era infatti difficile che sua madre avesse davvero minacciato il figlio di questo improbabile supplizio. Ma andò avanti.

"Dai, lo sai benissimo! A me lo ha detto stamattina, che se facevi un'altra volta così te lo tagliava. E del resto ha detto che è l'unica soluzione, perché sei incorreggibile!"

"E allora... tu non glielo dici, vero?", chiese il fratello con un filo di voce, confermando così il successo del bluff della sorella.

"Invece glielo devo proprio dire. Mi dispiace per te, ma te la sei proprio cercata!"

"Ti prego, no... ti scongiuro"

"Non lo so guarda. Io le ho promesso di riferirle tutto, quindi non posso non mantenere la promessa. Ma da qui a stanotte vedremo come ti comporti"

"Mi comporto bene, te lo prometto, non lo faccio più"

"Vedremo," si limitò a dire la ragazzina.

Marco, mortificato e terrorizzato, allungò la mano verso i suoi vestiti sotto lo sguardo gelido della sorella.

"Che cosa stai facendo?"

"Mi rivesto... non posso?"

"No che non puoi! Finché non ho deciso devi restare nudo. Se ti faccio trovare già pronto per l'operazione, non facciamo perdere tempo alla mamma stanotte quando torna!"

Marco era fuori di sè dalla paura.

"Ma se..."

"Niente ma..! Hai detto che ti saresti comportato bene, quindi non farmi perdere la pazienza. Adesso vai in camera tua, e guai a te se ti rivesti! Ma prima pulisci bene il lavandino dove hai fatto le tue schifezze."

Sentendosi già condannato, il ragazzino prese spugna e detergente e fece letteralmente brillare la ceramica che aveva poco prima innaffiato. Nel fare ciò dovette usare entrambe le mani, e così Stefania, sedutasi sul bordo della vasc da bagno, potè finalmente gustarsi da vicino lo spettacolo dei genitali del fratello, che sotto il suo sguardo sembrava volessero ritirarsi per evitare il supplizio paventato.

Quando ebbe finito, Stefania lo fece risalire nudo come un verme nella sua cameretta, raccomandandogli un'altra volta di comportarsi bene se voleva salvare il suo "salamino". Anche Stefania ritornò in camera sua. Il modo in cui aveva sottomesso il fratello la riempiva di orgoglio ma anche di un'aspettativa confusa. In qualche modo avrebbe voluto sfruttare la situazione che aveva così sapientemente creato, ma non sapeva come. Si sentiva eccitata anche se in fondo non provava un'attrazione sessuale particolare nei confronti di Marco. Ciò che la eccitava era più probabilmente l'enorme potere che era in grado di esercitare su quel maschietto nudo. Passò in rassegna diverse ipotesi: avrebbe potuto chiedergli dei soldi, o fargli fare i mestieri, o costringerlo a fare qualcosa di umiliante. Ma alla fine scelse il modo più perfido: coinvolgendo cioè la sua amica Elisa.

Quando Elisa rispose al telefono, Stefania dovette sforzarsi per nascondere la sua eccitazione.

"Ciao, Eli, non ci crederai, si tratta di mio fratello Marco"

"Chi, il piscione?" chiese ridendo l'amica.

"Sì, l'ho beccato in flagrante e... gli ho detto che appena nostra madre lo viene a sapere..."

"... ZAC!" completò Elisa ridendo, "E quindi?"

"E quindi gli ho ordinato di restare nudo fino a stanotte, che nel frattempo avrei deciso la sua sorte"

"Dai che cattiva che sei!" esclamò estasiata la ragazza "E adesso se ne sta lì nudo a godersi per l'ultima volta il suo pisellino..! Che incubo!"

"Sì, gli ho detto che deve restare nudo, così è già pronto per l'operazione"

"Ma lui ci ha creduto?"

"Lo sai che è un po' ingenuo, no? E allora ho pensato che magari se vieni qui possiamo divertirci un po'"

"Fantastico, sono lì in dieci minuti"

Poco dopo squllò il citofono ed Elisa venne fatta salire. Marco sentì la voce della ragazza e ne fu non poco turbato. Non solo perché così non avrebbe più potuto mettere piede fuori dalla sua camera, ma anche perché era da qualche tempo segretamente attratto da quella bella ragazzina bruna più grande di lui. Per nessun motivo avrebbe voluto fare una brutta figura con lei: evidentemente però non aveva idea di ciò che le ragazze tramavano.

"Dov'è?" chiese semplicemente Elisa. "In camera sua. Andiamo!". E così dicendo le due adolescenti si precipitarono sulle scale fino alla porta di Marco. Il ragazzo, sentendo le due amiche arrivare, si era per precauzione messo sul letto con una coperta addosso. Stefania spalancò la porta senza nemmeno bussare e, con fare pratico e sbrigativo, lo informò che aveva chiesto alla sua amica Elisa di aiutarla nei preparativi per l'operazione.

"Ma... mi vergogno!" protestò Marco mentre già Elisa entrava in camera al seguito dell'amica. "Dovevi vergognarti prima per quello che hai fatto: adesso è troppo tardi!" tagliò corto la sorella. "E poi, se sarai gentile anche con Elisa, potrei addirittura cambiare idea, quindi ti consiglio di non fare troppe storie, chiaro?". A questa debole speranza Marcò annuì col capo, e istintivamente si rannicchiò ulteriormente sotto la sua coperta, nonostante la temperatura torrida di quel pomeriggio estivo.

"Ciao, Marco" salutò cortesemente Elisa avvicinandosi al letto. La ragazzina era decisamente attraente per la sua età: bruna di capelli e di carnagione, con due occhi neri bellissimi e un nasino perfetto. Come la bionda Stefania, era già abbastanza ben sviluppata nel fisico: le sue tettine perfettamente rotonde spingevano sulla maglietta bianca aderente e i suoi fianchi allargavano l'elastico della gonna leggera che le copriva le gambe. Marco non l'aveva mai vista così da vicino, e adesso le sembrò ancora più bella di quanto aveva già immaginato nelle sue prime sessioni di masturbazione. Elisa, che in fondo era una ragazza dolce ed educata, accarezzò i capelli del ragazzino e gli disse "Vedrai, andrò tutto bene", causando con questo gesto di tenerezza un tuffo nel giovane cuore di Marco e, più prosaicamente, un certo stiramento nel suo organo sessuale ben celato sotto la coperta.

"Allora, vogliamo vedere l'arma del delitto?" attaccò Stefania afferrando un lembo della coperta. Marco istintivamente vi si aggrappò, ma bastò uno sguardo severo della sorella per farlo desistere da ogni resistenza. Così, con un gesto quasi da prestigiatore, Stefania fece volare via la coperta esponendo il corpo nudo del fratello agli sguardi curiosi delle due amiche. Marco, ormai rassegnato all'umiliazione, non provò nemmeno a coprirsi con le mani o a rannicchiarsi, ma rimase lì, immobile e teso, lasciando che le due adolescenti si godessero la loro prima lezione di anatomia maschile dal vivo. "Non ti devi vergognare" lo rassicurò Elisa accarezzandogli un'altra volta i capelli sudati, ma con gli occhi fissi sui genitali del ragazzo.

"Vedi," spiegò Stefania al fratello, inventandosi di sana pianta una storia, "ho chiamato Elisa perché lei ha letto un libro su queste operazioni, e se ne intende un po', vero Eli?". Marco trasecolava, non poteva credere che la ragazza dei suoi sogni occupava il suo tempo libero con interessi tanto bizzarri. Ma al tempo stesso il pensiero lo stuzzicava oscuramente. Dal canto suo Elisa, ben lieta di fare la parte dell'"esperta", seguì il gioco di Stefania senza fare una piega. "Certo, ci sono un sacco di ragazzi che fanno questa operazione, e non è niente di speciale: succede sia per motivi di salute, sia per punizione, come è il caso di Marco. All'inizio è dura, ma è per il bene di tutti".

"E come funziona, esattamente?" indagò Stefania prendendo per la prima volta in mano il pene flaccido del fratello, che già era completamente stregato dalla performance della bella Elisa e che sussultò di eccitazione al tocco della sorella, "intendo dire, come fanno a tagliarlo?". "Allora", iniziò Elisa, "per prima cosa bisogna decidere che cosa tagliare. In alcuni casi si taglia il pisello e basta, cioè il pene, in altri casi solo le palline, in altri ancora si tagliano entrambi". Mentre Elisa enumerava le parti maschili assoggettabili al famigerato taglio, Stefania sottolineava il concetto afferrandole con le dita e portandole all'attenzione dell'improvvisata dottoressa. "Naturalmente," proseguì Elisa, "nel caso di Marco si tratterà di tagliare il pene, perché è quella la parte che ha causato il problema e che deve essere rimossa".

Nel corso di questa surreale disquisizione, Marco era squassato da ogni tipo di turbamento adolescenziale. Elisa profferiva con straordinaria tranquillità concetti assolutamente spaventosi per lui, e ciò nondimeno il ragazzo sentiva di innamorarsi sempre di più di lei, ma al tempo stesso la temeva e sperava invano ad ogni parola che la ragazza intercedesse per lui salvandolo da quel supplizio. Ma Elisa aveva ormai trovato il suo ruolo, e si spingeva sempre più avanti. "E poi naturalmente bisogna decidere quanto tagliare: se solo la testa, o metà, o tutto quanto fino alla base". Anche in questo caso Stefania illustrava sull'organo interessato le parole di Elisa, segnando con le dita ad anello le porzioni di carne da amputare.

Nel frattempo, le manipolazioni della sorella e le attenzioni femminili stavano chiaramente gonfiando il membro del ragazzino, che si stirava e si ingrossava tra le dita della sua aguzzina. "Hai visto?" disse Stefania sinceramente stupita "sta diventando più grosso!". "Certo," spiegò Elisa meno convinta "è una cosa che succede ai maschi quando sono con le femmine, vero Marco?". Il ragazzo era paonazzo di vergogna. "Ma non c'è nulla di male, anzi, così è più facile capire dove tagliare. Hai un pennarello?" chiese Elisa all'amica. "Per fare cosa?" "Per segnare il punto giusto, così stasera tua madre, o la dottoressa" (per qualche motivo pensò che un'operazione del genere la potesse fare solo una dottoressa) "saprà esattamente dove fare il taglio".

Stefania si fece indicare dal fratello dove teneva la cancelleria e, estratto un pennarello nero indelebile, lo porse ad Elisa "E' meglio che fai tu, che sei più esperta". E così venne il turno di Elisa di toccare le parti intime di Marco. Il ragazzo, ormai intossicato dall'eccitazione, fu attraversato dall'alta tensione al tocco della ragazza, e si inarcò istintivamente verso di lei, offrendo l'inguine alle sue mani fresche e alle sue manipolazioni. Anche Elisa del resto dovette controllarsi. Nonostante il piglio sicuro e disinvolto che aveva assunto nella recita, anche lei stava accumulando esperienze e sentimenti mai provati sino ad allora. Nel giro di pochi minuti era già passata dall'osservazione alla manipolazione del suo primo pisello in tiro. Deglutì nel silenzio e, leggermente sudata per l'eccitazione, prese con una mano la carne del ragazzo, che trovò caldissima, morbida e rigida allo stesso tempo, mentre con l'altra tracciò una riga nera lungo la base del cilindro maschile.

"Ma... così è tutto!" protestò flebilmente Marco. "Certo," gli rispose Elisa sottovoce "bisogna prenderlo tutto perché così non la fai più nel lavandino, e ti devi sedere come facciamo noi ragazze...". Arrivati a questo punto, in Marco l'umiliazione era ormai una cosa sola con l'eccitazione.

"E una volta deciso che cosa e quanto tagliare," riprese allora Stefania rivolgendosi all'improvvisata dottoressa "in che modo si taglia?". Al che Elisa, riposto il pennarello e senza mollare la presa del pene di Marco "il metodo classico è con le forbici", sentenziò facendo con la mano libera il gesto delle forbici sul membro eretto del ragazzo. "Forbici tipo da cucito?" chiese Stefania. "No, ci vogliono forbici speciali, non so se le avete in casa". "No, non le abbiamo!" interloquì comicamente Marco. "Non ti preoccupare, caro," lo rassicurò ironicamente Elisa, "si può fare anche con un normale coltello da cucina... zac!", imitando con la mano il taglio della mannaia. "Se tua madre non si fida, può anche portarlo nella macelleria più vicina... lì hanno tutti i coltelli che servono". Marco rabbrividì immaginandosi nudo nel retro di una macelleria, con Elisa, Stefania e sua madre che davano istruzioni a un macellaio lordo di sangue, e il brivido si trasmise dal suo membro alla mano di Elisa, che gli sorrise stringendo leggermente la presa. "Oppure," aggiunse ancora "in alcuni negozi vendono delle mini-ghigliottine, tipo rivoluzione francese... insomma, i metodi sono praticamente infiniti".

"Interessante!" dichiarò Stefania prendendo a solleticare distrattamente i testicoli di Marco. "E... senti..." aggiunse volendo svergognare ulteriormente il fratello, "Marco ha una passione per le lamette da barba. Non si capisce proprio perché, visto che di barba non ne ha nemmeno l'ombra, ma insomma, non si potrebbe usare una di quelle lamette?". "Uhm non so," rispose Elisa perplessa, "sul mio libro non se ne parla, come sono fatte?". "Aspettami qui, te ne porto una", e così dicendo Stefania si precitò al piano di sotto, lasciando soli il fratello e l'amica. Durante la sua breve assenza Marco ed Elisa non si dissero nulla. La ragazza continuò a massaggiare dolcemente il pene del ragazzo, che le si offriva senza fiatare. Elisa lo guardava sorridente e rassicurante, quasi materna, tanto che Marco, nonostante quel gioco fosse effettivamente crudele, sperò in cuor suo che non finisse.

Dopo qualche decina di secondi Stefania si ripresentò con una lametta da barba del tipo usa-e-getta, già montata e pronta all'uso. Elisa la esaminò per alcuni secondi, poi concluse: "No, direi che con questa non si può proprio fare l'operazione. Al limite," osservò facendola passare con leggerezza sulla pelle tesissima del membro di Marco "la si può usare per spellarlo vivo. Vedi? Così...". Marco ebbe un altro brivido di paura. "Mmm crudele!" commentò Stefania intrigata dall'idea "e poi magari lo si ricopre di sale". "Certo, " approvò Elisa, "o anche di limone. Ma è una punizione fin troppo dolorosa. Ti immagini quanto brucerebbe? No sai, penso che Marco in fondo non se la meriti... vero, Marco?". Il ragazzo scosse vigorosamente la testa, sconvolto dall'atrocità delle idee che le ragazze ormai partorivano a getto continuo, a spese della sua integrità fisica e della sua dignità virile.

Elisa, divertita dallo spavento del ragazzino, ma in fondo anche rassicurata dalla sua eccitazione, si spinse oltre nelle sue invenzioni. "Sai," aggiunse "sul mio libro c'è scritto che in alcuni paesi si usa addirittura cucinarlo... mentre è ancora attaccato!". "Oh mamma!" esclamò istintivamente Stefania con un certo disgusto "... se lo mangiano? Mi fa un po' senso". "No anzi!" la corresse Elisa "pare che sia una prelibatezza. Figurati che ci sono alcuni ristoranti dove se gli porti un ragazzo e gli dici come lo vuoi preparato, te lo servono con il contorno". "Wow! Magari ci fossero ristoranti così qui da noi!" esclamò Stefania con gli occhi sgranati. "E se è così..." aggiunse fissando il fratello con un sorriso crudele "magari possiamo accendere il barbecue in giardino per quando ritorna mia madre, e poi... pisello alla griglia per tutti!". "Naturalmente però deve essere bello grosso e gonfio, come adesso, altrimenti mi sa che non ce n'è neanche per il gatto!" osservò Elisa ridendo. Dopo quest'ultima immagine, la ragazzina notò con soddisfazione che il pene del ragazzo, quasi rispondendo all'invito di fornire più carne possibile agli stomaci delle due aguzzine, si gonfiò ulteriormente tradendo il suo stesso proprietario.

Stefania guardò l'orologio appeso alla parete. Si erano fatte le cinque del pomeriggio e, per il momento stanca di quel gioco in cui il fratello incominciava a suo parere a prenderci un po' troppo gusto, propose all'amica un giro in centro. "Tu ovviamente," disse a Marco che aveva per un attimo sperato di essere risparmiato, "resti qui, nudo, e non ti muovi. Magari una boccata di aria fresca mi farà prendere la decisione giusta". Effettivamente nella cameretta di Marco il clima si era fatto bollente, e non solo per la stagione. I tre giovani avevano infatti sudato profusamente per l'eccitazione e la tensione dello scherzo sadico che le due ragazze avevano improvvisato ai danni di Marco. Una pausa sembrava quindi più che opportuna. "Che dici?" propose malignamente Stefania all'amica, "magari potremmo chiedere un consiglio a Francesca: anche lei ha un fratello e magari le è già capitata una cosa così..!". A queste parole Marco andò letteralmente in panico: la prospettiva di divulgare la sua situazione era forse addirittura peggio della mutilazione. Francesca era una pettegola e aveva fratelli e amici, molti dei quali della stessa età di Marco. Se fosse venuta a sapere anche solo una parte di ciò che si stava svolgevendo in quella stanza, Marco sarebbe diventato in pochi minuti lo zimbello della scuola e del quartiere, se non dell'intera città. Fortunatamente per lui, Elisa non sembrava entusiasta della proposta: "Mah", rispose all'amica, "Francesca è ancora una bambina, che cosa vuoi che ne sappia lei di queste cose?". E così dicendo prese la borsetta e seguì Stefania in soggiorno dopo avere salutato Marco, il cui pisello svettante e duro come il marmo stava ancora rendendo omaggio alla bellezza delle due ragazze e alle loro recenti attenzioni.

Quando Marco sentì finalmente la porta di casa che si richiudeva alle spalle di Elisa e di sua sorella, non seppe se tirare un sospiro di sollievo. A mente fredda il ragazzo riconosceva infatti che le minacce delle due amiche non erano altro che uno scherzo crudele in cui era miseramente cascato, nel timore di una punizione e senza immaginarne le conseguenze. Per questo motivo malediceva se stesso e la sua ingenuità. Mentre il suo pene incominciava finalmente a sgonfiarsi, avrebbe voluto rivestirsi e uscire per dare quattro calci al pallone e dimenticare quell'episodio. Al tempo stesso però temeva che se avesse disubbidito alla sorella questa si sarebbe vendicata non solo facendo la spia, ma forse anche, cosa ben peggiore, raccontando a qualche amica l'esito del suo scherzetto e la minchioneria del fratello, mettendo così in grave repentaglio la sua reputazione. Ad ingarbugliare ulteriormente le cose vi era inoltre il fatto che a Marco non erano dispiaciute per nulla le attenzioni che le due ragazze avevano profuso sul suo corpo nel corso del loro sadico gioco. Anzi, un'aspettativa oscura e invincibile lo inchiodava nudo a quel letto nella speranza di sperimentare ancora le carezze di entrambe, nonostante l'umiliazione e il dispetto che ancora provava. Lacerato da sentimenti tanto contrastanti, e spossato per le emozioni del pomeriggio, scivolò infine in un sonno profondo e ristoratore.

Le umiliazioni patite per mano di Elisa e Stefania e le immagini evocate dalla loro fantasia perversa non abbandonarono Marco nemmeno nei sogni. Inizialmente vide soltanto il viso di Stefania, che parlava sottovoce al ragazzo con parole incomprensibili e sorridendogli dolcemente. Poi le apparve intera e gli sembrò che fosse nuda: ma l'immagine era piena di luce e sfocata, e la ragazza muovendosi e ridendo nascondeva le sue grazie agli sguardi di Marco. E mentre Elisa ballava così nella luce, dietro di lei Stefania, forse ugualmente nuda, avanzava reggendo un coltello con la lama già sporca di sangue. Poi la scena cambiò. Erano tutti da Gigi, la pizzeria sotto casa dove qualche volta i due fratelli si recavano con i genitori per il pranzo della domenica. C'era anche Elisa. Le due amiche, invece di sedersi, accompagnavano Marco dalla giovane cameriera che di solito serviva al loro tavolo. Si scambiavano qualche parola e la cameriera sorrideva e annuiva guardando Marco. Poco dopo erano tutti e quattro dietro al banco delle pizze. Marco era nudo e la sorella gli ricopriva diligentemente il pene eretto con la farina dell'impasto, versandogli sopra origano e olio d'oliva sotto lo sguardo divertito della cameriera. Conclusa la preparazione, Stefania indicava minacciosa al fratello la bocca del forno a legna, da cui guizzavano lingue di fuoco, invitandolo a procedere verso le fiamme. Marco, terrorizzato, si volgeva allora verso Elisa in cerca di aiuto: ma la ragazza, ancora una volta svestita, si limitava a seguire la scena con curiosità morbosa, rossa di eccitazione. Quando i loro sguardi si incrociarono, Marco la vide chiaramente sorridere e passarsi la lingua sulle labbra.

[continua]


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