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LA CAPITANA / 1
Avevo avuto lincarico dal mio giornale di recarmi a intervistare la capitana Eleonore F., considerata uno dei più pericolosi criminali di guerra. In realtà non era mai stata processata e condannata dal tribunale internazionale poiché viveva sotto al protezione del governo di Womanland, uno stato retto da un governo femminile, che in tutti gli altri paesi del mondo era considerato una dittatura, ma che era invece sostenuto ed amato dalle abitanti di quel paese. Atterrai nella capitale di Womanland e presi subito contatto con la capitana F. Pensavo che vivesse in qualche posto nascosto e protetto dalle autorità, invece con mia grande sorpresa lei mi diede un appuntamento in un bar del centro. Era una donna sui sessantacinque anni, di aspetto piacevole e di corporatura piuttosto robusta. Mi chiese il motivo per cui avevo richiesto quellintervista e mi disse: La guerra è finita. Lo sa che tirare fuori queste vicende potrebbe essere pericoloso? Lo sa che potrebbe essere costretto a pagare un prezzo molto alto? Mi limitai a sollevare le spalle. Daltra parte, la situazione del paese mi sembrava molto tranquilla e quella stessa signora che stava seduta di fronte a me sembrava una normalissima pensionata dai modi gentili e dal portamento educato. Nulla delle sue parole e dei suoi modi poteva far pensare a una pericolosa criminale di guerra. Lunico elemento che contrastava con il suo aspetto era lorgoglio con cui esibiva il grado che aveva rivestito nellesercito. Sono stata congedata col grado di capitana dellesercito femminile per la liberazione. Mi chiami pure capitana, ci tengo a questo titolo. Ci incamminammo verso lalloggio in cui abitava per realizzare lintervista e durante il tragitto lungo le vie del centro ebbi modo di notare che le donne la salutavano cordialmente, mentre i pochi uomini che incontravamo sembravano tenersi a distanza dalla sua persona. Ci sistemammo su un divano in salotto e iniziammo la nostra conversazione. Lei conosce la storia di questo paese? mi domandò subito la mia ospite. Beh un po ho letto degli articoli Lasci perdere gli articoli. Gliela spiego io in poche parole. Questo paese fino a trentanni fa era succube del vicino stato di Falloland. I soldati di quel paese attraversavano spesso il confine e spadroneggiavano nei nostri territori rubando, saccheggiando e stuprando. Soprattutto le donne erano le vittime di quei barbari e gli uomini del nostro paese sembravano del tutto incapaci di difenderle. E stato solo grazie al coraggio e alla determinazione della nostra attuale Presidente che le cose sono cambiate. E stata lei a mettere in piedi un esercito femminile di liberazione, formato da brigate di ragazze coraggiose, che in breve tempo è riuscito non solo a sconfiggere il nemico, ma anche ad occuparne lintero territorio e a trasformarlo in una nostra provincia. Sì, ma queste vostre brigate femminili pare che si siano macchiate di violenza Violenza?! esclamò la capitana La violenza labbiamo subita noi per secoli! Quello che hanno fatto le nostre brigate femminili è stata solo giustizia! E stata una guerra di liberazione. E non sa quale coraggio hanno dimostrato quelle ragazze, quante di loro sono morte dopo essere state orrendamente torturate e violentate dal nemico. Dunque lei giustifica quello che è successo? domandai. Sicuramente! mi rispose la capitana F. senza esitazione E non rinnego nessuno dei miei atti. Anzi, ne vado fiera. Che ruolo ha avuto lei in quella che definisce una guerra di liberazione? Io ero una castratrice. mi rispose con orgoglio la signora. Una castratrice?! domandai incredulo Vuol dire che lei Sì, giovanotto, non si spaventi. Adesso la guerra è finita. Ma in quei sedici mesi ho castrato qualcosa come quindici o sedicimila maschi! Eh, me le sono ben meritate queste medaglie! Ma mi può spiegare meglio? Certo, giovanotto. Quando siamo entrati in territorio nemico, la nostra comandante ha fatto leva sul desiderio di vendetta che cera in tutte noi per le violenze e i soprusi subiti. Ci ha detto che noi non avremmo fatto prigionieri. Ai nemici catturati avremmo lasciato solo la scelta tra la morte e la castrazione, che avrebbe inibito in futuro ogni forma di violenza verso le donne. Inutile dire che quei vigliacchi sceglievano sempre di farsi tagliare le palle. Pochissimi hanno preferito morire da veri uomini. E così lei era laddetta a queste operazioni? Oh, non solo io. Eravamo una ventina, a capo di altrettante unità speciali. Seguivamo le operazioni di guerra con dei padiglioni, delle grosse tende che venivano montate appena dietro le linee. Dentro venivano sistemati dei semplici tavoli di legno, dieci per ogni padiglione, e i prigionieri di guerra ci venivano condotti in batterie di dieci per volta. Le soldatesse li spogliavano e li legavano sui tavoli. Poi arrivavo io e cominciavo a castrare. Non ci vuole molto a castrare un giovanotto come lei. mi disse la capitana ridendo e allungando una mano verso il mio basso ventre. Istintivamente mi ritrassi e proseguii lintervista. Quanti ne operava ogni giorno? Dipende da come andavano le operazioni militari. Capitava di rimanere senza lavoro per giorni, anche per settimane, ma quando le nostre ragazze riprendevano ad avanzare il lavoro era assicurato. Oh sì, quanti ce ne portavano le nostre ragazze E voi continuavate a Dieci per volta e avanti altri dieci. Non ci vuole molto. Se il maschio è già ben posizionato, legato sul tavolo, con le gambe divaricate, non ci vuole molto. Si dà un taglio netto sotto lo scroto, si fanno uscire i testicoli, uno per volta, si recidono i collegamenti, si comprimono i vasi sanguigni e i cordoni spermatici, si sutura la ferita ed è fatta. Ci vuole meno di unora per castrare una batteria di dieci maschi. Sarei ancora in grado di farlo adesso. rise la capitana. Lei non sembra pentita di quello che ha fatto. Pentita?! Ma nel modo più assoluto. Sono fiera del contributo che ho dato al mio paese. Ed è per questo che è stata inserita nelle liste dei criminali di guerra. Non credo. Per quei fatti è sopravvenuta unamnistia generale. Io però ero anche una esecutrice. Esecutrice? Che cosa vuol dire? domandai. Quando catturavamo qualche alto comandante dellesercito nemico o qualche soldato che si era macchiato di atti di violenza verso le donne del nostro paese, scattava la pena di morte. E lei era incaricata di eseguirla? domandai. Ero sempre più inorridito e al tempo stesso incredulo di fronte al fatto che la signora seduta sul divano di quellelegante salotto potesse aver compiuto tutti quegli atti atroci. Sì, ma in maniera molto particolare. Cioè? La nostra comandante, quella che adesso è la nostra grande Presidente, voleva che fossero uccisi, mi perdoni il linguaggio molto esplicito, con la figa. La figa sulla quale avevano esercitato la violenza avrebbe comminato loro il castigo supremo. Ma come è possibile? domandai uccidere con Con la figa? Le faccio vedere un filmato e capirà come. La capitana azionò un telecomando e sullo schermo apparvero delle immagini. Si vedeva uno dei padiglioni che mi aveva descritto, con i tavoli di legno e dieci condannati legati sopra. Ecco, questo è un esempio di castrazione multipla. mi disse la signora. E lei che sta operando? domandai mentre osservavo una giovane donna in divisa che si avvicinava ai prigionieri e li castrava con movimenti rapidi e decisi. No, questa è una mia collega. Io sono quella là, nuda, che si vede in fondo. Sullo sfondo compariva in effetti limmagine di una donna piuttosto florida che sembrava attendere il suo turno e che continuava a trangugiare grossi boccali mentre la collega portava a termine le operazioni. Pensai che stesse bevendo del vino o qualcosa del genere, per darsi coraggio, ma la signora, quasi leggendo nel mio pensiero, mi informò: E acqua, solo acqua. Per uccidere con la figa è necessario bere grandi quantità di acqua. Adesso vedrà. aggiunse ridendo. Poco dopo fu introdotto nel padiglione un uomo nudo, con le mani legate dietro al schiena. Le soldatesse che lo accompagnavano lo obbligarono a inginocchiarsi davanti alla comandante che gli lesse latto di accusa e concluse dicendo: Hai mancato di rispetto alle donne, hai abusato del sesso femminile, hai violato la figa, quella che ti ha dato la vita, e sarà la figa di una donna a punirti e a toglierti la vita. Subito dopo il prigioniero venne fatto sdraiare in terra e in quel momento la capitana F. si avvicinò a lui. Si passò una mano sul ventre che appariva teso, gonfio. Bevevo litri prima di ogni esecuzione. In quel momento avevo la pancia gonfia, la vescica piena dacqua. Ero pronta per giustiziare Cominciai a intuire qual era la fine terribile che attendeva il poveretto. La capitana si inginocchiò sopra di lui. Sistemò le gambe in modo da bloccare i fianchi del condannato come in una morsa e avvicinò la vulva alla bocca del condannato. Mi accorsi che ero senza fiato e che osservavo a bocca aperta lo svolgimento degli eventi. E eccitante, vero? mi disse sorridendo la capitana Eleonore Dica la verità. Le donne si eccitano quando faccio vedere questa scena, ma ho visto perfino dei maschietti a cui è venuto duro! Il condannato guardava le labbra della vulva a pochi centimetri dal suo viso senza ancora riuscire a capire cosa stava per succedere. Apri la bocca! gli ordinò la capitana. Come per reazione il condannato serrò le labbra. Non vuoi aprire la boccuccia? Te la faccio aprire io! gli disse la capitana, e subito afferrò tra pollice e indice il naso del condannato stringendolo in una morsa che gli impediva ogni possibilità di inspirare da quella via. Dopo alcuni secondi luomo fu costretto ad aprire la bocca per respirare e immediatamente, senza dargli il tempo di introdurre aria nei polmoni, la capitana si abbassò con tutto il suo peso, ponendo la vulva sulle labbra delluomo e lasciando partire un getto violento di orina. Luomo cominciò a dibattersi disperatamente, cercando di liberarsi da quella morsa, di trovare lo spazio per poter respirare, ma la capitana procedeva inesorabile. Con le dita continuava a stringere il naso del condannato mentre con al figa ne inondava la gola. Nellultimo disperato quanto vano tentativo di ribellione luomo cominciò a scalciare con le gambe, quasi come se da lì potesse arrivare lo slancio per liberarsi. A poco a poco i movimenti delle gambe delluomo si fecero sempre più deboli, poi i suoi arti inferiori ricaddero sul pavimento e si abbandonarono. La capitana continuava implacabile a somministrare il suo getto di orina. Improvvisamente dal pene delluomo sgorgò un rivolo. Era il segnale che luomo era ormai morto soffocato, che i suoi muscoli si stavano rilassando e non erano più in grado di controllare le emissioni. La comandante fece un cenno alla capitana che solo a quel punto rallentò il getto. Per essere ben sicura, continuavo a tenergli per un paio di minuti il naso chiuso e la figa sulla bocca. Commentò la signora seduta accanto a me. Tornai a guardare il video. La capitana si stava adesso sollevando e in terra rimaneva il corpo ormai cadavere del giustiziato. Era stata una scena di una violenza inaspettata, tuttavia mi accorsi quasi con vergogna, che il mio uccello era in stato di piena erezione. Le è venuto duro, vero? commentò la capitana guardando il rigonfiamento dei miei pantaloni Non se la prenda. Voi maschi siete fatti così . Siete sempre in stato di eccitazione, solo una buona operazione è in grado di calmarvi. Vuole bere qualcosa con me? Feci cenno di sì. La capitana riempì due bicchieri e me ne porse uno. Bevetti con lei, ma dopo pochi secondi fui preso da uno strano torpore e precipitai nel sonno. Mi risvegliai più tardi. Non so quanto tempo fosse passato. Ero completamente nudo, sdraiato in terra con le braccia legate dietro la schiena. La capitana F. stava sopra di me, nuda anchessa, le gambe divaricate lasciavano intravedere una bella figa pelosa, con labbra carnose e abbondanti. Il ventre era teso e gonfio. Non tardai a capire cosa stava per capitarmi. Vuole provare una bella emozione? mi disse la capitana, piegandosi e inginocchiandosi sopra il mio viso. Non mi uccida, la prego. supplicai. Se si comporta bene, avrà qualcosa di interessante da raccontare ai suoi lettori, altrimenti la sua carriera di giornalista finirà qui. mi rispose lei sorridendo. Apra la bocca! mi ordinò. No, la prego, no! esclamai stringendo le labbra con tutta la forza. Un attimo dopo mi sentii stringere il naso. Cercai di trattenere il più possibile il respiro, quellultima boccata che avevo inspirato e che rischiava di diventare lultima della mia vita. Poi fui costretto a spalancare la bocca in cerca di ossigeno e un attimo dopo sentii un getto caldo e violento che mi inondava la gola e mi impediva di respirare. Cominciai a dibattermi, scalciai in aria con tutte le energie che mi rimanevano in corpo, poi sentii le forze che mi venivano meno e persi conoscenza. Quando mi risvegliai ero ancora sdraiato sul pavimento, mentre la capitana era seduta sul divano. Beveva da un calice che sollevò verso di me come per un brindisi e mi chiese: Le è piaciuto? Scommetto che non le capiterà mai più un piacere come questo Ma ma.. allora sono ancora vivo commentai incredulo. Sì, sì. Mi sono fermata a tempo. rise la capitana Come le ho detto, volevo solo farle provare una emozione speciale da raccontare ai suoi lettori. Dato che mi aveva sciolto i legami, potei sollevarmi sulle ginocchia e da quella posizione constatai che la capitana era ancora completamente nuda. Lei mi sorrise maliziosamente e allargò le gambe per mostrarmi la splendida vulva. Beh, dato che io le ho fatto un regalo anche lei potrebbe lasciarmi un buon ricordo, no? Senza esitare mi spinsi tra le sue gambe aperte e leccai la vulva generosa. Il profumo e la morbidezza di quella figa mi procurarono una intensa erezione. Infilai luccello turgido tra le labbra umide e cominciai a muovermi dentro di lei. Le piace la mia figa? cominciò a stuzzicarmi la capitana Si goda la sua bella eiaculazione e pensi a quei quindicimila che non possono più eiaculare. aggiunse facendomi con le dita il segno delle forbici. Ha avuto paura, vero? Pensi che lei è lunico che è sopravvissuto al getto della mia fontana. Lo racconti ai suoi lettori, ma prima mi regali una bella sborrata. Eccitato dalle parole della capitan F. eiaculai tutto il seme che avevo dentro di me e ricaddi a terra sfinito. La capitana infilò il calice di cristallo sotto le labbra della vulva e raccolse il rivolo di seme che ne stava uscendo. Poi lo portò alle labbra e lo bevve brindando alla mia salute. Ho la sensazione che ci rivedremo ancora. mi disse con un sorriso malizioso. Scossi la testa, ma lei continuò a rivolgermi quello strano sorriso. Poi si rivestì e mi congedò. Rientrai al giornale, ma non scrissi larticolo. Mi scusai con il direttore dicendo che non era stato possibile effettuare lintervista, che il governo si era opposto per motivi di sicurezza. In realtà ero ossessionato dal pensiero di quello che avevo ascoltato e di quello che avevo visto. Limmagine della capitana F. nuda, a cavalcioni su di me, limmagine delle labbra della sua figa che stavano per stamparsi sulla mia bocca occupava stabilmente i miei sogni. Dopo alcune settimane di febbricitante esaltazione e indecisione, presi il coraggio e scrissi una lettera alla capitana F. dichiarando che morivo dalla voglia di ripetere lesperienza. Lei mi rispose che avrebbe preso in considerazione la possibilità di ripeterla solo a una condizione: avrei dovuto accettare di entrare al suo servizio come maggiordomo, firmando un regolare contratto di lavoro. Esitai qualche giorno, combattuto tra desideri e paure, poi presi la decisione e mi imbarcai su un aereo diretto a Womanland.
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