Fido - Italian
By: Ange

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[STRAIGHT] [TESTICLES]

Un giovane prende servizio nella villa di una ricca signora senza sapere che lei ha bisogno di un cane più che di un servitore. Qualche tempo dopo, un’amica della signora si offre di aiutarla per rendere questo grosso cane docile e obbediente


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FIDO

Avevo quasi venti anni e mi ero da poco trasferito in una grande città del nord per frequentare l’università. Fu lì che conobbi Ingrid, una bella donna che aveva allora circa trentacinque anni. Fu una conoscenza casuale, di quelle che si verificano davanti al bancone di un bar. Niente in quel momento poteva farmi immaginare che quello scambio di parole davanti ad una tazzina di caffè avrebbe cambiato per sempre la mia vita.

Pochi giorni dopo ci incontrammo di nuovo nello stesso bar e Ingrid mi invitò a pranzo nella sua bella villa sulla collina, dove viveva da sola dopo il divorzio. Un po’ intimidito mi recai a quell’appuntamento ed attraversai il cancello senza minimamente immaginare che mai più lo avrei riattraversato a piedi in senso inverso.

Pranzammo in una bella sala, serviti da una cameriera che faceva parte del personale di servizio della villa, insieme ad una cuoca, un giardiniere e un’addetta alle pulizie. Finito di mangiare ci sedemmo sul divano di un’altra saletta e Ingrid mi confidò che il personale della casa era molto efficiente, ma che lei aveva bisogno ancora di un collaboratore con compiti molto particolari.

Domandai in cosa consistessero questi compiti particolari e lei mi spiegò la faccenda senza tanti giri di parole.

“Vedi, caro, io ho fantasie sessuali molto particolari che fatico a mettere in pratica. Ho bisogno di avere vicino a me una specie di schiavo sessuale. Un uomo che mi sia fidato e fedele e che sia disposto a dare soddisfazione a tutte le mie richieste. Che sia disposto a sottomettersi a tutti i miei desideri e le mie fantasie, anche le più innominabili.”

“Ma quali sarebbero queste fantasie?” domandai ancora, incuriosito da quel discorso così esplicito della mia ospite.

“Da piccola avevo un grande cagnone col quale ero in confidenza totale, fino a praticare con lui dei giochetti un po’ speciali. Ecco, adesso mi piacerebbe avere a mia disposizione uno schiavo sessuale da trasformare a poco a poco nel mio cagnone.”

Vedendomi un po’ perplesso, si avvicinò a me stringendomi il braccio e mi disse:

“Non vorresti essere tu questo schiavetto? Non vorresti entrare al mio servizio? Quando ti ho visto nel bar ho pensato che eri la persona giusta. Cosa ne pensi?”

Ero ancora sbalordito dalle cose che avevo sentito, tuttavia decisi di accettare quell’offerta.

“Sì, non mi dispiacerebbe entrare al suo servizio.” risposi.

“Ah, sono proprio contenta. Naturalmente per le tue prestazioni riceverai uno stipendio molto generoso, ma dovrai accettare una condizione…”

“Quale?”

“Per tutto il periodo in cui rimarrai al mio servizio voglio che tu non abbandoni mai questa casa. Naturalmente potrai uscire in giardino, ma non potrai oltrepassare il cancello e andare in città. Accetti questa condizione?”

“Sì, accetto.” risposi, pensando che in ogni caso sarebbe stata un’occupazione temporanea.

E così iniziò il mio nuovo lavoro. Non tardai a rendermi conto che Ingrid aveva effettivamente fantasie molto particolari rispetto al sesso. Nella parte della villa in cui avevano normalmente accesso gli altri collaboratori o gli ospiti si comportava con me in modo normale, ma quando salivamo al secondo piano, nel suo appartamento, o sulla grande terrazza posta sul tetto della villa, il suo comportamento nei miei confronti cambiava totalmente.

La sua fantasia preferita era quella di trasformarmi nel suo cane. Mi metteva un collare e un guinzaglio e mi faceva girare per le stanze carponi, completamente nudo. Mi dava da mangiare e da bere in una ciotola per terra e mi diceva che le ricordavo il grande cagnone che aveva avuto da piccola. Mi ordinava di sdraiarmi sul tappeto davanti a lei mentre leggeva o guardava la tv o di accucciarmi sotto il tavolo mentre mangiava.

Da quelle posizioni a terra avevo modo di ammirare il panorama delle sue gambe e talvolta perfino di vedere il boschetto di peli in mezzo alle cosce, ma fin dall’inizio Ingrid aveva chiarito che la mia attività sessuale era consentita solo dietro sua richiesta o autorizzazione. Cercando di non dare troppo nell’occhio, una volta avevo provato a masturbarmi mentre stavo sdraiato sul tappeto davanti alla sua poltrona preferita. Quando Ingrid si era accorta di quello che stava succedendo era balzata in piedi, aveva afferrato un frustino e mi aveva dato una tale razione di scariche che da quel momento stavo bene attento a non contravvenire ai suoi ordini.

Prima dell’incontro con Ingrid non avevo ancora avuto un rapporto sessuale completo con una ragazza. Ero vergine, nonostante i miei venti anni, e speravo vivamente che prima o poi avrei avuto la possibilità di perdere la verginità proprio con la mia affascinante padrona.

Un giorno presi coraggio e confessai a Ingrid la mia condizione e il mio desiderio, ma la sua reazione fu scoraggiante.

“Che bello, un cagnolone ancora vergine! Non speravo tanto! Ti conserverò così!”

E così dovetti rinunciare alle mie aspettative. Ingrid non si concedeva mai, ma alcune volte si sdraiava vicino a me mentre ero accucciato ai suoi piedi, o addirittura mi consentiva di salire sul suo letto, sempre nelle vesti di cagnolone, e mi accarezzava l’uccello fino a farlo partire in sborrate che risultavano sempre molto copiose dopo i lunghi periodi di astinenza.

Ingrid riceveva spesso ospiti nella sua villa, ma solo tre amiche erano ammesse al secondo piano e alla terrazza. Con loro aveva una estrema confidenza e mi trattava come il suo cane, dandomi gli ordini e facendo ammirare il mio perfetto addestramento. Le giovani donne amavano sedersi sulla terrazza e parlavano davanti a me delle loro faccende senza alcun pudore. In breve mi resi conto che il loro legame era dato dal fatto che tutte avevano nelle loro case degli schiavi sessuali con compiti simili ai miei. Parlavano liberamente delle loro fantasie e di ciò che avevano realizzato e a volte ero sorpreso da quei discorsi così espliciti.

Mentre le donne parlavano, io stavo accucciato ai loro piedi. A volte Ingrid o una delle altre mi accarezzava come fossi un vero cucciolo, oppure mi faceva alzare ed avvicinare. Marisa e Jessica avevano preso l’abitudine di chiamarmi facendo schioccare le dita, proprio come si fa con i cani, e quando mi avvicinavo carponi aprivano le gambe, mi facevano infilare la testa tra le cosce, mi facevano annusare il profumo e si lasciavano passivamente leccare mentre continuavano a parlare con le amiche. La più dolce sembrava Mirella, anche se un giorno mi resi conto che in fondo era proprio lei la più terribile.

Era una calda giornata d’estate e le quattro donne stavano prendendo il sole sulla terrazza, completamente nude. Marisa e Jessica si divertivano a farmi accorrere vicino a loro e a farmi sentire il profumo della figa che scatenava robuste reazioni nel mio uccello.

“Vedi, - diceva Marisa alle amiche indicando il mio membro duro – il mio cane è più educato, non fa vedere queste cose alle signore.”

“Ma come hai fatto ad educarlo così bene?” domandò incuriosita Ingrid.

“Chiedilo a Mirella…” rispose con un sorriso enigmatico Marisa.

Ingrid, sempre più incuriosita, rinnovò la richiesta a Mirella.

“Dimmi come avete fatto?”

“L’abbiamo castrato!” rispose l’amica, proprio quella che io consideravo la più dolce.

“Che cosa? – esclamò sbalordita Jessica – L’avete castrato? E come avete fatto?”

“Lui non se ne è nemmeno accorto. – rispose ridendo Mirella – Non si è reso conto di essere stato castrato, ma è diventato un cagnolone molto obbediente…”

“Ma come è possibile? Come avete fatto a castrarlo senza che se ne accorgesse? Gli avrete tolto le palle, no?”

“No, no. – spiegò Marisa – Mirella lo ha addormentato e lo ha tenuto in una specie di anestesia per alcuni giorni. Mentre dormiva placido e tranquillo, con delle speciali tenaglie che si usano per castrare gli animali gli abbiamo schiacciato i cordoni sopra i testicoli, dove passano i vasi sanguigni. In pratica gli abbiamo bloccato l’afflusso di sangue e in questo modo i testicoli hanno cessato di funzionare. Se lo tocchi lì in mezzo sembra che abbia ancora le palle, ma in pratica sono atrofizzate, non funzionano più.”

“Ma quando si è svegliato non si accorto di niente?”

“No, - rispose Mirella - tenendolo addormentato per alcuni giorni è passato anche il dolore, è scomparso il piccolo livido provocato dalle tenaglie e lui non si è nemmeno reso conto di essere stato castrato. Però adesso obbedisce molto di più… Io farei castrare anche questo…” aggiunse Mirella afferrando le mie palle e scuotendole vigorosamente.

Con uno strattone mi liberai dalla presa e mi allontanai verso il fondo della terrazza. Le donne scoppiarono in risate che si prolungarono per il resto del pomeriggio.

“Vieni qua, - mi chiamava ogni tanto Mirella ridendo – vieni a sentire il profumo della figa… Ti prometto che non ti faccio niente!”

Ma io mi aggiravo a distanza, soprattutto da quella donna che avevo improvvisamente imparato a temere.

Passarono alcune settimane da quel pomeriggio e un mattino Ingrid mi ordinò di salire sul suo letto e di accucciarmi vicino a lei. Era completamente nuda e il mio uccello non tardò a reagire all’esibizione di quel magnifico panorama. Ingrid lo accarezzò dolcemente e lo portò a esplodere in una di quelle sborrate che a causa del lungo digiuno risultò particolarmente abbondante.

“Accidenti, che sborrate fa il mio cagnolone! - commentò ammirata Ingrid – Però devo dire una cosa a questo bel cagnolone. Forse non sarà tanto contento, ma da quando ho sentito la storia che hanno raccontato Marisa e Mirella mi è venuta una grandissima voglia di castrarlo…”

“Eh no! Questo non era nei patti!” esclamai arretrando verso il bordo del letto.

“Lo so, lo so. – riprese Ingrid avvicinandosi e riprendendo a massaggiare il mio uccello per svuotarlo completamente dello sperma che ancora continuava a fuoriuscire – E’ solo una fantasia, niente di più…”

Era solo una fantasia, ma una fantasia che stava divorando il cervello della mia padrona.

Ritornò improvvisamente sull’argomento un pomeriggio.

“Devo dirti una cosa: quella fantasia della castrazione si è impadronita di me e ho deciso che voglio realizzarla almeno una volta nella mia vita. L’idea di castrare un maschio mi eccita talmente che a volte non riesco nemmeno a prendere sonno. Hai notato come ti chiamo spesso a leccarmi al figa alla sera? E’ perché sono in preda all’eccitazione e ho bisogno di sfogarmi per riuscire a dormire. Non posso più farne a meno… ho sempre cercato di realizzare le mie fantasie sessuali e questa si è talmente impadronita di me che non posso più fare a meno di concretizzarla. Voglio castrare un maschio, lo voglio! E soprattutto mi eccito pensando di castrare te: ti farei diventare il mio cagnolone affettuoso per sempre.”

“Ma io… non…” balbettai.

“Sì, lo so. Non era nei patti. Però adesso voglio inserirlo nei nostri patti. Se accetti, rimarrai con me e procederemo all’operazione, se non accetti ti chiedo di abbandonar questa casa, subito.”

“Ma come… abbandonare questa casa… dopo tanto tempo… ho sempre cercato di servila bene…”

“Sì. è vero. Ma adesso le cose stanno così. Decidi: se non ti va di farti castrare puoi andartene liberamente, ti pagherò tutto quello che ti spetta.”

“Mi dia almeno un po’ di tempo per pensarci…”

“Sì, hai ragione, ti do 24 ore di tempo per decidere. Anzi, di più: domani pomeriggio Mirella passerà a prenderti e ti porterà in una azienda agricola dove una sua amica veterinaria deve castrare un cavallo. Potrai assistere all’operazione e dopo mi darai la risposta.”

Il giorno dopo passò a prendermi Mirella con la sua auto. Per la prima volta tornavo ad attraversare quel cancello che avevo percorso a piedi mesi prima. Ci dirigemmo verso un cascinale in aperta campagna dove ci stava aspettando l’amica di Mirella. Nei pressi dell’entrata del grande cortile notammo una cavalla legata a un albero. Un bracciante stava conducendo verso di lei un grosso maschio nero.

“Stanno preparando una monta.” mi disse Mirella arrestando l’auto per godersi lo spettacolo.

Potemmo così vedere il grosso maschio avvicinarsi alla femmina che sollevò la coda mettendo in mostra il sesso umido e aperto. Il maschio la annusò mentre sotto di lui prese ad allungarsi un uccello dalle proporzioni enormi, poi le salì sulla groppa con le zampe anteriori e iniziò a penetrarla con colpi vigorosi. Scaricò il seme dentro la femmina, poi ritornò a terra con le zampe anteriori, mentre dal grosso uccello fuoriuscito dalla vulva della cavalla continuavano a scendere gocce di sperma.

“Che forza!” commentò Mirella eccitata da quello spettacolo. Poi rimise in moto e ci dirigemmo verso il fondo del cortile dove il cavallo da castrare era già pronto.

Era un grosso maschio legato solo per la cavezza ad una staccionata. In realtà mi aspettavo di trovarlo immobilizzato a terra, con le gambe divaricate e legate con delle funi, invece se ne stava tranquillamente in piedi. La veterinaria si avvicinò all’animale dalla parte posteriore, dove pendeva la grossa borsa, e iniettò un anestetico nei due testicoli.

Mirella mi appoggiò la mano sul basso ventre e mi sussurrò in un orecchio:

“Ti castreremo così, in piedi. Ti faremo una iniezione nelle palle e poi te le taglieremo.”

Anziché spaventarmi, quelle parole mi provocarono una istantanea erezione. Mirella sembrò approvare quella reazione: mi sorrise e iniziò a massaggiare sopra i pantaloni il mio uccello, senza farsi notare dalle persone presenti.

Dopo qualche minuto la veterinaria cominciò a incidere la pelle ed estrasse il primo testicolo. Era grosso, di colore chiaro e rivestito da una specie di membrana dalla quale la dottoressa lo liberò prima di recidere il cordone di collegamento. Continuando il suo massaggio, Mirella prese con l’altra mano il testicolo che la veterinaria le porgeva e me lo mostrò da vicino.

Intanto la dottoressa proseguiva nell’operazione, estraendo e asportando anche il secondo testicolo. Nell’attimo in cui anche la seconda ghiandola veniva tagliata mi accorsi che stavo sborrando. Lo spettacolo della castrazione di quel povero cavallo anziché spaventarmi mi aveva eccitato fino al punto di portarmi all’eiaculazione. Mirella se ne accorse: annuì con la testa, mi sorrise e continuò a massaggiarmi per qualche momento sopra i pantaloni per aiutare il mio uccello a svuotarsi completamente.

Mentre ritornavamo verso la macchina si allontanò di qualche passo per parlare al cellulare, ma io riuscii a sentire ugualmente le sue parole:

“Stai tranquilla. E’ tutto a posto… Si è perfino sborrato nei pantaloni mentre castravano il cavallo!”

Ingrid stava aspettandoci davanti al cancello della villa. Mirella fermò la macchina e mi fece scendere.

“Allora, che cosa hai deciso? – mi chiese Ingrid – Devi dirmelo adesso: se non sei d’accordo con la mia richiesta te ne puoi andare. Mirella ti porterà in città e non ci vedremo più…”

“Ma io ho deciso. – risposi interrompendola – Accetto di farmi castrare!”

Il viso di Ingrid si illuminò.

“Bada, devi essere ben convinto di quello che dici. Se attraversi questo cancello non potrai più cambiare idea, non te lo consentiremo, vero Mirella?”

Mirella scosse la testa per confermare le parole dell’amica.

“Non potrai più tornare indietro sulla tua decisione – proseguì Ingrid – e non potrai mai più uscire da questa casa. Rimarrai il mio cagnolone fedele per tutta la vita.”

“Ho deciso!” esclamai convinto e per far capire che la mia decisione era irrevocabile oltrepassai con i piedi la linea del cancello che Ingrid richiuse subito alle mie spalle.

Mentre salivamo le scale sentii davanti a me le due donne che parlavano e ridevano tra loro.

“Davvero si è sborrato addosso mentre castravano il cavallo?” domandò incredula Ingrid.

“Te lo giuro, aveva i pantaloni tutti bagnati. Deve averne fatta mezzo litro…” confermò Mirella.

“Allora è pronto per l’operazione.” concluse rassicurata Ingrid.

“Quando la faremo? Io in questo mese ho molti impegni.” aggiunse Mirella.

“Allora la faremo il mese prossimo.”

Mi consolai pensando che gli impegni di Mirella mi avrebbero lasciato ancora qualche giorno prima dell’intervento.

Con mia grande sorpresa il pomeriggio seguente vidi ricomparire Mirella.

“Ma non mi avevi detto che eri impegnata?” le domandò sorpresa Ingrid.

“Sì, ma ho oggi ho disdetto i miei impegni apposta per operare il tuo cagnolone!”

Ingrid la baciò con riconoscenza.

“Allora è arrivato il tuo momento.” mi disse.

“Ma come, di già…” mormorai sorpreso.

“Silenzio! – mi ordinò lei infilandomi il guinzaglio – i cani non parlano, obbediscono!”

Mi portarono sulla terrazza. Era una bella giornata di sole. Io ero carponi e nudo, nella mia abituale condizione canina. Le due donne si spogliarono davanti a me. Poi Ingrid, che era in preda ad una evidente eccitazione, mi disse:

“Ho aspettato tanto questo momento! Sono così eccitata che oggi ho deciso di concederti un premio. Non ho mai potuto darti una cagna da montare in questi mesi, ma oggi potrai montare me, come se fossi io la tua cagna in calore.”

Ingrid si pose carponi davanti a me e io mi avvicinai da dietro col muso. Annusai e leccai la sua figa, poi le salii sulla schiena, infilai il mio uccello dentro di lei e la montai: Non resistetti a lungo. Da troppo tempo desideravo un rapporto di quel tipo. Ero talmente eccitato per quell’inattesa possibilità che sborrai rapidamente.

Terminato quel veloce rapporto, Ingrid si sollevò nuovamente in piedi. Lo sperma che avevo versato in abbondanza dentro di lei colava dalle labbra del suo sesso ancora umido. Per tutta la vita ho portato dentro di me quell’immagine, ricordo indelebile dello straordinario privilegio di cui ho goduto quel giorno.

Ma il mio momento favorevole non era ancora finito. Lo spettacolo del nostro accoppiamento aveva eccitato moltissimo anche Mirella.

“Anch’io voglio godermi una bella sborrata di questo cagnolone.” esclamò mettendosi carponi davanti a me.

Annusai e leccai anche la sua figa, la penetrai e la montai a lungo. Lei gemeva e fingeva di guaire, proprio come una cagna in calore.

“Sborrami dentro! – cominciò ad dire a un certo punto – Sborrami dentro come hai fatto con la tua padrona. Riempimi. E’ l’ultima sborrata di questo cagnolone, la voglio tutta!”

Eccitato da quelle parole spruzzai nella morbida figa l’ultima produzione di sperma della mia vita.

Subito dopo Ingrid mi prese per il collare, mi fece alzare in piedi e legò il guinzaglio a un ferro sporgente da un muro.

Mirella andò a prendere il necessario e tornò dopo un po’ con una siringa in mano.

“Ma non è il caso di legarlo?” domandò sorpresa Ingrid.

“Ma no, ma no. – la rassicurò Mirella – La mia amica veterinaria ieri ha castrato in piedi un cavallo molto più grande e forte di lui. E lui ha visto tutto e ha capito come si deve comportare. E’ vero?”

Annuii rassegnato. Non so se fosse stata una scelta premeditata, ma le due eccezionali sborrate che mi avevano consentito di fare nei minuti precedenti mi avevano lasciato completamente privo di energie. Non avrei avuto la forza di tentare di liberarmi o di fuggire.

Feci solo due piccoli scarti per il dolore dell’ago della siringa che Mirella mi infilò nei testicoli per iniettare un anestetico locale.

Qualche minuto dopo praticò un taglio sottile nella parte bassa dello scroto e fece fuoriuscire il primo testicolo. La sicurezza con cui si destreggiava mi fece pensare che avesse castrato ben più di un maschio. Ero intimorito ma allo stesso tempo ammirato dalla abilità e dalla risolutezza con cui conduceva l’operazione. Con un’altra piccola incisione liberò il testicolo dalla membrana che lo avviluppava, ma prima di recidere il cordone che lo legava al mio corpo porse un paio di piccole forbici a Ingrid.

“Ecco qua, adesso è tuo.”

Fu lei a praticare il taglio decisivo. Visibilmente emozionata, consegnò il piccolo testicolo a Mirella che me lo mostrò. Poi riprese l’operazione e preparò anche il secondo testicolo per il taglio finale effettuato da Ingrid. Infine suturò con un paio di punti la ferita.

Terminata l’operazione, Ingrid afferrò il guinzaglio e mi ordinò di riprendere la posizione canina.

Nei mesi seguenti Ingrid diventò più dolce con me. Spesso mi concedeva di salire sul suo letto, accarezzava la mia pelle dicendo che le ricordava il morbido pelo del grosso cane che aveva da piccola, poi si faceva annusare, leccare ed accarezzare nelle parti più intime. Mi diceva anche che finalmente avevo acquisito il carattere tranquillo ed obbediente di quel cagnone.

Le amiche di Ingrid continuavano a frequentare la casa. Mirella, quando ci trovavamo sulla grande terrazza, aveva l’abitudine di spogliarsi e di mettersi carponi davanti a me.

“Su, cagnone, fammi vedere come monti bene questa cagnolina. Come hai fatto quel giorno, ti ricordi?”

Vedendo quella bella figa pelosa davanti ai miei occhi e annusando il suo profumo inebriante, sentivo che il mio uccello aveva ancora le giuste reazioni e riuscivo a montarla e a penetrarla tra gli applausi e i commenti di approvazione delle donne.

Anche Ingrid sembrava divertirsi molto a quei giochi e mi strizzava l’occhio come per dire: lo vedi che ce la fai ancora?

Ma con il passare dei mesi cominciai ad accorgermi che le reazioni del mio uccello erano sempre più deboli. Ormai aveva perduto il suo vigore: penzolava tra le mie cosce debole e molle, insensibile anche alle provocazioni di Mirella.

“Dai, montami! Fammi una bella sborrata dentro!” mi diceva ridendo.

Io salivo sulla sua schiena, mi agitavo e cercavo di penetrarla con quel membro floscio che scatenava le risate delle compagne di giochi.

“Su, su. – insisteva con cinismo Mirella – Montami come ha fatto quel giorno il cavallone nero con la sua cavalla. Ti ricordi? Voglio una sborrata lunga come quella!”

Proprio lei che mi aveva castrato, che aveva indebolito il mio uccello fino a renderlo del tutto incapace di quelle prestazioni, adesso mi invitava in maniera irridente a sborrarle nella figa!

Ingrid scuoteva la testa sorridendo. Poi, quando eravamo in camera da soli, mi faceva salire sul letto e mi diceva:

“Non prendertela, Mirella è fatta così, lo sai. Io lo so che non puoi più sborrare, ti ho castrato apposta per farti stare tranquillo, ma la figa puoi leccarmela, anzi devi leccarmela bene, altrimenti ti punisco!”

Sono passati trent’anni dal giorno dell’operazione. Da allora non ho mai più attraversato il cancello della villa. Sono stato fedele alla mia padrona come il più fedele dei cani. Non rimpiango nulla, sono contento delle mie scelte del passato.

Di notte, però, spesso mi capita di fare un sogno. Sogno di essere un cane molto più giovane. Sto montando Ingrid e la riempio con un lungo getto di sperma caldo. Poi lei si alza, si gira e vedo lo sperma che ho versato con abbondanza dentro di lei che cola attraverso le labbra umide della vulva. Provo un desiderio incontenibile di produrre ancora un lungo getto di sperma dal mio grosso cazzo duro, ma appena porto le mani all’uccello mi compare l’immagine di Mirella che ride, agita il dito indice davanti a me e mi canzona: “Non puoi! Non puoi più sborrare, ti abbiamo castrato! Ti abbiamo tolto le palline, non puoi più fare niente!” Mi rassegno al mio destino e nel sogno torno verso la cuccia, nell’angolo della terrazza, mentre Mirella continua a ridere guardando l’uccello che pende moscio tra le mie cosce.



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