|
AMBASCIATORI DEL CENTRO DI CASTRAZIONE VOLONTARIA
Decisi di avviare un confronto sullargomento con mio marito e, con mia grande sorpresa, la sua reazione non fu così negativa come mi aspettavo. Allora telefonai a Miss Helen che ci invitò a cena. Così suo marito potrà approfondire la questione parlando con il mio John. mi disse Chissà che non ne venga fuori qualche prospettiva interessante! Quella serata segnò una svolta importante, per me, per Albert e per il nostro rapporto. Conversammo a lungo con John ed Helen. Lei si infervorò nel parlarci di quello che era riuscita a realizzare con il suo Centro di Castrazione Volontaria, di come aveva ampliato ed esteso lattività in tutto il mondo, dei progetti che aveva in mente per il futuro. Notai che mio marito seguiva i suoi discorsi con grande attenzione. Al termine della cena John ed Albert si fermarono a chiacchierare sulla terrazza, mentre Helen ed io rientrammo in casa. Ci sedemmo sul divano, Helen mi mise la mano sul braccio e mi parlò con aria complice: Ho limpressione che il tuo Albert stia passando dalla nostra parte. Forse ci sarà ancora qualche esitazione, qualche ripensamento, ma tu devi mostrarti convinta e sicura. Devi trasmettergli un messaggio positivo, devi fargli capire che se accetterà di farsi castrare farà un grande regalo a te e prima di tutto a se stesso. Non avere troppa fretta, dagli tempo, allunga la lenza quando è necessario e tirala verso di te appena possibile. Io sarò vicina a te come John sarà accanto ad Albert. Rientrammo a casa e facemmo lamore con grande passione e allo stesso tempo con grande tenerezza, continuando ad accarezzarci a lungo. Poi io cominciai a giocare con i suoi testicoli e notai come il suo uccello si allungava e si induriva mentre li accarezzavo, li racchiudevo e li stringevo nella mia mano. Raggiungemmo ancora lorgasmo insieme. Non ci dicemmo nemmeno una parola, non ce ne fu bisogno. Quando si sdraiò sfinito al mio fianco, divaricò le gambe, quasi per offrirmi i suoi testicoli completamente rilassati. Capii che con quel gesto si stava consegnando completamente a me. Ricambiai il messaggio afferrando saldamente i suoi testicoli e stringendoli nella mia mano, come per dire che ero fermamente intenzionata a ricevere quello che lui voleva consegnarmi. Poi ci addormentammo abbracciati. Quando ci svegliammo, ci baciammo a lungo con dolcezza, poi lui portò di nuovo la mia mano sui suoi testicoli e mi disse sorridendo: Voglio che sia tu a farlo. Poi mi raccontò che era rimasto molto colpito dal carattere dolce di John, dal fatto che avesse accettato con serenità loperazione a cui lo aveva sottoposto la moglie e che dimostrasse grande amore e riconoscenza per lei che lo aveva liberato dalla schiavitù del testosterone e aveva reso la sua vita migliore. Albert mi confidò che in effetti in molti momenti della sua vita aveva avuto la sensazione che i testicoli prendessero il sopravvento sul suo cervello, che gli procurassero un livello tale di tensione e di eccitazione da impedirgli di concentrarsi sullo studio e sul lavoro. Mi raccontò le masturbazioni ossessive della sua gioventù, le notti insonni con il pene in perenne erezione e mi disse che anche lui era arrivato a desiderare la castrazione come una liberazione, un affrancamento da un ormai troppo lungo periodo di schiavitù. Mi vennero in mente le parole di Helen (tira la lenza verso di te appena possibile) e così gli proposi di stabilire la data per loperazione. Lui mi chiese qualche settimana di tempo e di nuovo mi tornarono in mente i consigli di Helen (Non avere troppa fretta, allunga la lenza quando è necessario). Ci accordammo su un mese di preparazione, ma riuscii ad inserire nel nostro contratto una clausola decisiva: dopo la conclusione del mese di preparazione sarei stata io ad assumere la piena potestà di decisione sulla faccenda. Avrei potuto scegliere di castrarlo il giorno dopo o farlo aspettare per un anno, ma soprattutto non avrei avuto alcun obbligo di preavviso. Su questo punto discutemmo a lungo, perché lui insisteva per avere una settimana di preavviso ma io non intendevo cedere su questo aspetto e tiravo la lenza con forza, fino a correre il rischio di strapparla. Tra baci e carezze cercavo di convincerlo a rinunciare a questa richiesta che sentivo avrebbe soltanto complicato le cose. Quando ridusse le sue pretese fino ad un preavviso di sole 24 ore, presi il suo uccello tra le labbra e lo portai lentamente ad eiaculare nella mia bocca. La sua resistenza si afflosciò insieme al suo pene e si convinse a rinunciare ad ogni forma di preavviso. Sarà una sorpresa gli sussurrai nellorecchio ti castrerò senza nessun preavviso, non ti farò capire le mie intenzioni, non potrai sapere quando sta per arrivare il momento giusto e lattesa di quel momento sarà ancora più eccitante per tutti e due! Corsi subito a riferire la notizia a Helen che approvò il nostro accordo e mi disse che ero stata molto brava nel mostrarmi risoluta su quel punto. Durante il mese di preparazione affinammo ancora di più la nostra intesa, vivendo dei momenti intensi, dolci e sensuali allo stesso tempo. Lui era rilassato, perché sapeva che io avrei rispettato il nostro accordo fino a quella data. Nei momenti liberi mi precipitavo da Helen che si era impegnata a curare personalmente la mia formazione. Dopo alcune lezioni teoriche passammo alle esercitazioni su manichini e quindi alle castrazioni vere e proprie. Con le mie mani diedi la possibilità ad una dozzina di maschi di liberarsi definitivamente del peso fisico e psicologico delle gonadi. Con alcuni di essi strinsi una forte amicizia ed ancora adesso sono colpita dal senso di riconoscenza e quasi di devozione che questi uomini hanno per me. Quando il mese di preparazione terminò, sentii nascere dentro di me un particolare senso di eccitazione, dovuto al fatto che da quel momento ero rimasta completamente padrona della situazione. Albert sembrava un po preoccupato, anche se non manifestava a parole alcun tipo di ripensamento, ed io cercai di tranquillizzarlo facendo spesso lamore con lui senza minimamente accennare alloperazione. Quando giaceva nudo accanto a me la vista dei suoi testicoli scatenava le mie fantasie, che coltivavo dentro di me in segreto, senza far trapelare nulla al di fuori. Lasciai passare qualche settimana, Albert si era di nuovo rilassato ed io invece cominciavo a stuzzicarlo. A volte gli afferravo allimprovviso i testicoli e glieli stringevo, altre volte lo svegliavo nel cuore della notte e gli dicevo: E arrivato il momento, ho deciso di castrarti adesso! Osservavo il suo sguardo spaventato, poi mi lasciavo andare sul letto ed aspettavo che lui mi penetrasse ed eiaculasse dentro di me, pensando che quella fosse lultima volta. Ci piaceva molto guardare insieme le videocassette che ci aveva prestato Helen. Alcune avevano per soggetto la castrazione di grossi animali, tori, stalloni, arieti, verri: nel vedere leccitazione di Albert e le copiose eiaculazioni che faceva nella mia mano quando si avvicinava il momento decisivo, capivo come stesse diventando sempre più forte il suo desiderio di subire quella operazione. In particolare, Albert provava interesse per una videocassetta della facoltà di veterinaria in cui si vedevano dei grossi stalloni ripresi nellatto della monta. In seguito interveniva una dottoressa che spiegava ad un gruppo di attente studentesse le varie tecniche di castrazione, le metteva in pratica a scopo dimostrativo su alcuni di quegli animali ed infine invitava le studentesse ad applicare direttamente le nozioni apprese. Quella cassetta la rivedemmo insieme decine di volte ed ogni volta quelle immagini eccitavano il mio Albert fino a provocarne ripetute eiaculazioni che lo lasciavano sfinito. Spesso il suo uccello zampillava senza neppure toccarlo, quando vedeva una di quelle giovani studentesse che afferrava gli strumenti della castrazione, le pinze, i bisturi, le siringhe, e si avvicinava agli stalloni. Quasi mai riusciva a resistere fino al termine di una operazione e spargeva con abbondanza il suo seme appena vedeva mani femminili che sfioravano i grossi testicoli di quegli animali. Altre videocassette erano invece dedicate alle castrazioni di uomini effettuate da Helen e dalle sue collaboratrici. Queste le guardavamo con particolare cura per concordare il modo in cui avrei effettuato loperazione. Discutevamo ogni particolare: Albert mi chiedeva se gli avrei consentito di eiaculare unultima volta, se gli avrei fatto lanestesia locale, se avevo intenzione di legarlo ed io lo rassicuravo spiegandogli tutte le cose che avevo imparato da Helen. Gli accarezzavo luccello promettendogli che lo avrei fatto partire unultima volta, poi mi dedicavo ai suoi testicoli coprendoli di baci e di carezze. Parlavo a loro come se fossero vivi, li sgridavo perché erano birichini, eccitavano troppo il mio Albert e lo facevano soffrire. Li minacciavo e promettevo loro che quelle stesse manine che li stavano accarezzando un giorno li avrebbero tagliati e avrebbero restituito ad Albert la sua libertà e la sua serenità. Ecco, dicevo appoggiando le labbra sullo scroto per farmi sentire dai testicoli che stavano al riparo di quel sottile strato di pelle, sentite queste mani che stanno accarezzando la vostra casetta? Sono le stesse mani che un giorno o laltro vi cattureranno e vi taglieranno. Smetterete per sempre di tormentare Albert, ve ne starete buoni buoni sul palmo della mia mano e non produrrete più sperma. Neanche più una gocciolina. Niente| Quando arrivavo alle minacce luccello si inturgidiva ancora di più e un attimo dopo lanciava lunghi spruzzi di sperma. Mostravo ad Albert tutto il seme che aveva lasciato nelle mie mani e lui mi sorrideva, mi diceva che gli sarebbe piaciuto che una eiaculazione così intensa potesse essere lultima vera per lui. Mi confidava che spesso si sentiva teso e congestionato nella zona genitale, che leiaculazione lo rilassava solo momentaneamente, ma che lui desiderava poter porre fine a quello stato di perenne eccitazione e di rilassarsi definitivamente dopo essere stato castrato dalle mie mani. Da un lato mi dispiaceva di rinunciare a quelle eiaculazioni abbondanti che mi era sempre piaciuto guardare. Spesso appoggiavo la guancia sul suo torace o sul suo ventre e lo accarezzavo con le mani aspettando di vederlo partire, a volte con schizzi violenti che lanciavano lontano il suo seme, a volte con un ruscello di sperma che si allargava in una larga pozzanghera bianca appena sotto il suo uccello. Spesso Albert era così spossato dopo quelle eiaculazioni che cadeva nel sonno, mentre io giocavo con il suo sperma, spalmandolo con la mano sul suo ventre o ripulendolo con la mia lingua. Osservando Alfred che dormiva accanto a me pensavo quante energie fisiche e nervose gli costavano quelle eiaculazioni, pensavo a quanti litri di sperma doveva aver prodotto accanto a me e mi dispiaceva di dover rinunciare a quellabbondanza. Daltra parte mi rendevo conto che mi stavo comportando in modo egoista, che non aiutavo Albert a liberarsi da quel continuo stress. Riflettevo sul fatto che gli individui che continuavano a massacrarsi nelle guerre che si combattevano in ogni angolo del pianeta, a darsi alla violenza negli stadi, ad affollare le prigioni di tutto il mondo, erano quasi esclusivamente maschi e capivo che quelleccesso di aggressività era dovuto in gran parte a quelle due ghiandoline che stavo accarezzando tra le gambe di Albert e che continuavo a tenere in vita per divertirmi a guardare il prodotto cremoso che schizzava dalla punta del suo uccello. Dovevo rinunciare al mio egoismo, dovevo aiutarlo. Albert era diventato molto tenero con le mie mani, le baciava a lungo, le accarezzava, era come se mi dicesse che si aspettava qualcosa di molto importante dalle mie mani, era come se mi chiedesse di adoperarle su di lui. A volte sistemavo vicino a me gli attrezzi necessari allintervento, corde, rasoi, bisturi, e gli facevo credere che era arrivato il momento. Continuamente gli rasavo i testicoli per tenerli sempre pronti per il momento delloperazione che nemmeno io sapevo quando sarebbe arrivato. Lo lasciai aspettare ancora per un po, una attesa che era allinizio una fonte di eccitazione per me e unagonia per lui. Ben presto anche lui cominciò ad apprezzare quel gioco sottile di attese, di paure e di eccitazioni. Sembrava non avere più timore ed allora capii che era arrivato il momento giusto. Lo presi allimprovviso, nel momento che meno se laspettava. Mi stavo cambiando labito per uscire per un impegno urgente. Sfilai il vestito che portavo in casa e rimasi con la biancheria intima sexy che portavo in quel periodo per provocarlo e tenerlo nella giusta tensione rispetto al nostro obiettivo comune. Lui entrò in camera per caso, arrivando dalla doccia. Non aveva nulla da temere in quel momento perché sapeva che io dovevo uscire per un affare molto urgente. Si fermò a guardarmi eccitato, lasciò cadere a terra laccappatoio e vidi il suo uccello indurirsi di colpo. Fece due passi verso di me, mi spinse con forza contro larmadio e mi abbassò gli slip. Lo sentii armeggiare per penetrarmi lì, in piedi, senza alcun preliminare. Lo guardai negli occhi e in quel momento compresi cosa intendeva Helen quando parlava di avvelenamento da testosterone. Spinto da una fretta e una aggressività che non gli conoscevo cercava di infilare il suo sesso nel mio, ma in realtà era come se in quel momento fosse molto lontano da me. Il quel momento non era più il mio compagno di giochi, era solo più un maschio desideroso di svuotare il suo uccello tra le mie cosce. Aveva completamente perso il controllo di se stesso e in quel momento mi resi conto di come quelle due ghiandole in mezzo alle gambe potessero condizionare il comportamento di un uomo, fino a renderlo irriconoscibile perfino a se stesso, e decisi di aiutarlo a liberarsi da quella insostenibile schiavitù. Fu un attimo. Mi lanciai su di lui e lo feci cadere allindietro sul letto. Ma cosa fai? chiese lui stupito, senza nemmeno rendersi conto di quello che stava succedendo. Ti castro! risposi Questa volta è finita per davvero! Cercò di liberarsi del mio peso, ma io ero ormai una furia scatenata. Spinsi un ginocchio in mezzo alle sue gambe e schiacciai i suoi genitali fino a togliergli il respiro. Approfittati del momento per far scattare intorno ai suoi polsi delle specie di manette che da tempo tenevo pronte, agganciate alla rete sotto i materassi. Ormai era in mio completo potere ed era rimasto così sorpreso dalla mia azione decisa e repentina, che non era nemmeno riuscito a parlare. Era proprio la situazione che avevamo concordato e che aveva alimentato la nostra eccitazione in quei mesi: preso allimprovviso nel momento in cui meno se lo aspettava, e a dire la verità era stata una sorpresa non solo per lui ma anche per me. Mi sfilai gli slip e mi buttai sopra di lui schiacciando il mio ventre sulla sua bocca. In preda ad una incontenibile eccitazione gli dissi, o forse gli gridai: Leccami, leccami! Finalmente il momento è arrivato! E per il tuo bene che ho deciso di castrarti! Lui cominciò a leccarmi e la sua lingua mi portò in breve ad un orgasmo violento. Mi voltai indietro e vidi i testicoli indifesi che stavano per cadere nelle mie mani e il suo uccello duro. Mi girai a pancia in giù, sempre mantenendo la figa a portata della sua lingua, presi in bocca luccello e feci spruzzare il suo seme per lultima volta. Nel comodino tenevo una piccola siringa pronta alluso. Con alcune iniezioni nella zona intorno ai genitali gli praticai una anestesia locale, perché non era certo mia intenzione farlo soffrire, anzi, in quel momento più che mai ero consapevole che stavo per fare qualcosa di molto importante per lui e per il suo benessere. Mi alzai e corsi in bagno per prendere gli attrezzi e per prepararmi, lasciando il tempo allanestesia di fare effetto. Poi rientrai in camera, mi inginocchiai sul letto e mi preparai ad intervenire. Aspetta... cominciò lui. Silenzio! ordinai decisa E arrivato il grande momento: allarga le gambe che adesso ti castro! Aspetta, aspetta - supplicò ancora lui Ho pensato che forse potremmo cominciare da una parte, potresti tagliarmi solo un testicolo Ti ho detto di allargare le gambe e di fare silenzio! Ripetei. Dovevo avere un aspetto così deciso che il povero Albert non disse più nulla e allargò le gambe rassegnato, mentre io, con una destrezza che temevo di non avere al momento opportuno, legavo il suo scroto, ne incidevo la superficie, facevo uscire i testicoli, uno per volta, li recidevo e li infilavo nel barattolo che ancora oggi si trova sul comò della nostra camera da letto. Avevo appena finito di castrarlo quando mi ricordai dellimpegno urgente che mi aspettava. Nella fretta, mi dimenticai di liberare i polsi di Albert dalle manette e quando rientrai a casa alcune ore dopo, trovai Albert in lacrime, nella posizione in cui lo avevo lasciato. Mi precipitai a liberarlo e cominciai a consolarlo con baci e carezze. Pensavo che avessi deciso di abbandonarmi! - mi disse - Che non ti importasse più niente di me, dopo avermi castrato! Ma come, non ricordi che lo abbiamo deciso insieme? Adesso ti vorrò ancora più bene! Mi spogliai, mi sedetti sul letto vicino a lui, presi la sua testa e la spinsi contro il mio seno accarezzandolo a lungo prima sui capelli e poi su tutto il corpo. Ripensando a quelluccello duro che aveva scatenato la mia furia improvvisa, provavo tenerezza nellaccarezzare il suo pene diventato improvvisamente piccolo, molle e spaventato. Coprii di baci il suo volto, i suoi occhi, la sua bocca e gli sussurrai: Mi hai fatto un regalo bellissimo, il più bello che un uomo possa fare alla sua donna! Nei giorni seguenti trascorremmo quella specie di convalescenza quasi sempre a letto. Lo riempivo di attenzioni e di coccole. Il suo uccello riprese confidenza con le mie carezze e tornammo a fare lamore a lungo e con tenerezza. Mi sembrava incredibile che fosse lo stesso uomo che aveva cercato di stuprarmi con brutalità pochi giorni prima. Guardavo il barattolo dove avevamo conservato i suoi testicoli e mi rendevo conto di come quelle due piccole, quasi insignificanti ghiandole fossero in grado di cambiare il carattere e il comportamento di un maschio. Anche lui osservava il barattolo e probabilmente la sua mente era attraversata dagli stessi miei pensieri, perché prendeva le mie mani, le mani che gli avevano reciso i testicoli, le avvicinava alle labbra, le baciava con riconoscenza e mi sussurrava: Sei stata tu a farmi un regalo bellissimo, il più bello che una donna possa fare al suo uomo! Te ne sarò per sempre grato! Albert ha sviluppato una vera e propria venerazione per le mie mani. Sono le mani che lo hanno privato della virilità, almeno secondo quella che è una convinzione diffusa, ma per lui sono le mani che lo hanno privato della sofferenza della virilità, sono le mani che lo hanno affrancato dalla schiavitù e lo hanno reso libero. Lui me le accarezza e me le bacia spesso, le mostra in pubblico e racconta con un senso di profonda riconoscenza come quelle mani siano riuscite a cambiare la sua vita e a ridargli la libertà. Adesso io ed Albert siamo diventati ambasciatori itineranti del Centro di Castrazione Volontaria. Percorriamo tutto il mondo, organizzando incontri e conferenze, raccontando la nostra esperienza, cercando di diffondere dappertutto i principi di miss Helen. I discorsi in pubblico di Albert sono così convincenti che molti uomini hanno deciso di seguire il suo esempio. Abbiamo anche aperto un piccolo centro di castrazione volontaria, dove trattiamo un centinaio di casi allanno, ed io continuo a portare il mio contributo alla causa, aiutando alcuni uomini a liberarsi di quelle ghiandole, le cui secrezioni assumono spesso il controllo totale della loro indole e del loro comportamento. A volte mi capita di rimpiangere quelle abbondanti eiaculazioni che Albert mi regalava prima, quelle erezioni vigorose che oggi ha perduto a favore di una molto maggiore dolcezza e sensibilità verso il mio corpo. Ma sono solo momenti, perché quando entro in sala operatoria e vedo un maschio che mi aspetta, vedo il suo sguardo che mi implora di liberarlo di un peso diventato ormai insopportabile, capisco che abbiamo fatto la scelta giusta. Albert mi aiuta in tutte le fasi preparatorie e spesso mi chiede di poter partecipare anche allatto finale, ma io in quel momento preferisco essere sola. Metto tutta la mia abilità e la mia esperienza nel preparare il maschio alloperazione, cerco di essere dolce con lui, di non essere frettolosa, di assecondare i suoi desideri e di farlo partire unultima volta con soddisfazione. E non nascondo che mi godo anche quelle robuste erezioni che sento sotto le mie mani, quei lunghi getti di sperma, forse i più intensi della loro vita, che mi regalano i miei assistiti. Se fosse presente Albert mi sentirei in imbarazzo, avrei timore di fargli pensare che quelle cose mi mancano nel nostro rapporto. Invece non è così, a me piace moltissimo la nuova indole di Albert, la sua dolcezza, la sensibilità con cui mi accarezza, le cose che ha imparato a fare con le mani e con la lingua in sostituzione del pene che non ha più la forza, la resistenza e la prepotenza di un tempo. Non mi manca nulla, anche se in sala operatoria mi piace spogliarmi davanti a un maschio, osservare le sue reazioni di fronte al mio corpo nudo ancora attraente, indugiare con le labbra o con le mani su un belluccello ancora giovane e vigoroso ed ammirarlo mentre lancia lontano i suoi ultimi schizzi di sperma. Ma subito dopo recido, senza esitazioni, senza ripensamenti, consapevole dellimportanza della mia missione. Mi conferma nelle mie convinzioni il legame indissolubile che si crea con gli uomini a cui ho personalmente asportato i testicoli. Essi continuano a cercarmi per tutta la vita, a scrivermi, a telefonarmi, a venirmi a trovare, per manifestarmi la loro riconoscenza. Ed io conservo perfetta memoria di tutti gli interventi che ho realizzato. Ricordo le richieste, le preferenze, le suppliche. Di tutti ricordo come si sono comportati in quel momento decisivo per la loro vita. Alcuni sono andati dritti verso la meta, confermandomi fino allultimo la loro volontà ed incitandomi ad operare, altri hanno manifestato tardivi segni di pentimento, altri ancora hanno pianto, hanno supplicato, hanno urlato. Ho dovuto far ricorso a tutte le tecniche che mi aveva insegnato Helen per domare i tentativi di ribellione di quelli che, forse spinti più da una fantasia che da una reale convinzione, nel momento decisivo urlavano, scalciavano e si contorcevano come stalloni davanti al coltello del veterinario. Di solito limpiego delle arti femminili è stato sufficiente per avere ragione di quelle impreviste ribellioni, ma in qualche caso ho dovuto usare la forza per rimanere fedele al principio di Helen e non permettere a nessuno di tornare indietro una volta presa la decisione.
|